Video hard finisce su WhatsApp: ragazza non va più a scuola per la vergogna

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Di manliogrossi

Cyberbullismo, giovane non va a scuola per la vergogna

Una studentessa che non va a scuola, una giornalista che denuncia su Facebook e, allo stesso tempo, alla Polizia Postale, l’esistenza di un video, circolato tramite WhatsApp, che ritrae la giovane durante un rapporto sessuale. È l’ennesimo, vergognoso, atto di cyberbullismo. Basterà una legge a fermare tali fenomeni? A quando un impegno concreto, incisivo da parte delle istituzioni? Domande che al momento non sembrano trovare risposte concrete, nel frattempo c’è chi, come la giovane vittima campana, soffre in silenzio in attesa che l’incubo finisca.

IL FATTO - Ci risiamo, un’altra volta. Il caso Cantone pare non aver insegnato nulla, quasi non fosse accaduto. È questa l’impressione dopo aver letto un post di Facebook sul profilo di Selvaggia Lucarelli. La giornalista parla infatti di una ragazza campana che da giorni non va a scuola. Il motivo, un video circolato su WhatsApp in cui è ripresa durante un rapporto sessuale. La vergogna che prova la nuova vittima di quella che sembra diventata una sorta di ‘moda’, becera quanto dannosa per chi la subisce, dopo aver saputo che in tanti hanno visto quel video, è talmente forte da averla distrutta moralmente. Appresa la notizia, il sindaco del paese campano si è messo subito a disposizione, offrendo alla giovane assistenza psicologica tramite gli assistenti sociali. Intanto è partita un’indagine della Polizia Postale ma nessun fascicolo, per il momento è stato aperto dalla Procura di Napoli. Nemmeno contro ignoti.

Cyberbullismo, giovane non va a scuola per la vergogna

I PRECEDENTI – Qualche settimana fa la notizia del suicidio di Tiziana Cantone ha scosso tutti, o almeno così era sembrato. La ragazza 30enne non aveva retto a quella lunga agonia, durata più di un anno, fatta di insulti, sfottò e risate. Era bastato un video, che la ritraeva in atteggiamenti intimi, a cambiarle la vita per sempre. Una vita, che Tiziana non è riuscita più ad affrontare e che ha deciso di spezzare. Un gesto, forte e irrevocabile, che testimonia tutta la disperazione di una giovane incapace di sopportare il peso del cyberbullismo. Eppure, nonostante la vicenda di Tiziana abbia ricoperto intere pagine di quotidiani, sia stata raccontata da tutti i tg, discussa in piccoli e grandi salotti televisivi non ha impedito a qualcuno di ripetere un gesto così vigliacco, come può essere condividere un video privato. Hanno trasformato un atto intimo in un qualcosa di dominio pubblico su cui ridere, chissà se consapevoli o meno, che c’è una ragazza che in questo momento sta vivendo un incubo.

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LA SOLUZIONE? - La Camera dei Deputati l’ha appena approvata, ora tocca al Senato. Eppure nel frattempo il cyberbullismo continua a mietere vittime. A causare tali fenomeni, oltre all’assenza di un norma che, presto, è ciò che bisogna augurarsi, sarà legge, la mancanza di una sensibilizzazione rivolta ai giovani. In molti si stanno chiedendo se il post della Lucarelli possa in qualche modo amplificare ancor di più la vicenda. Certamente, l’intento della giornalista è stato solo quello di denunciare pubblicamente, contemporaneamente alla denuncia sempre da lei fatta alla Polizia Postale, l’ennesimo caso di cyberbullismo. Doveva forse solo limitarsi alla denuncia? Lei stessa, scrive di essersi posta il quesito ma alla fine ha deciso di pubblicare il post, con la speranza che la ragazza leggendolo possa capire che non è sola e che può contare sulla solidarietà di molti.

Manlio Grossi

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