
Dopo anni di insegnamento, sacrifici per migliorare la propria posizione, all’improvviso un piano regionale cambia tutto. È quello che è successo a Lucia, un’insegnante di lettere con oltre vent'anni di esperienza. Per lei, come riporta 'La Repubblica', la cattedra non è solo un lavoro, ma una missione che le permette di contribuire alla vita della sua scuola e della comunità che la circonda.
Eppure, a causa di scelte arrivate dall’alto e del cosiddetto dimensionamento scolastico, si è vista costretta a lasciare la sua cattedra per dedicarsi al sostegno.
Questa non è solo una storia di numeri, ma il racconto di come le decisioni politiche possano cambiare la vita di docenti e studenti, modificando l’intera comunità scolastica.
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La prof perde il posto
Lucia, dopo ben 19 anni di carriera nelle scuole medie, era riuscita a ottenere il trasferimento che tanto desiderava in un istituto superiore. Questo passaggio, seppur rappresentasse una crescita professionale, le era costato caro in termini di punteggio. Secondo le regole, chi cambia ordine di scuola si vede dimezzare gli anni di servizio per la graduatoria interna. Proprio questo dettaglio avrebbe reso la sua posizione più vulnerabile rispetto agli altri.
Il primo campanello d'allarme arriva a marzo, quando si fanno le prime previsioni sull'organico. Il suo istituto, in vista del nuovo anno scolastico, sarebbe stato accorpato con un'altra struttura, riducendo le cattedre disponibili. Lucia è stata, perciò, dichiarata "perdente posto" e ha dovuto presentare una domanda di trasferimento obbligata, non volontaria.
La prof spiega che: “In questi casi se un altro docente nella stessa condizione viene trasferito, chi ha più punteggio ha la priorità per essere riassorbito nella scuola di partenza”. Così è stato, Lucia è rientrata, ma con un orario ridotto: 14 ore fisse e 4 da completare in un’altra scuola.
Sembrava aver risolto
A luglio, poi, quando tutto sembrava essersi risolto, la doccia fredda: con i dati definitivi è emerso che, a causa del calo delle iscrizioni e della conseguente riduzione del numero di classi - ben tre in meno rispetto all'anno precedente - non c’erano più ore sufficienti per permettere a tutti di lavorare.
Gli ultimi arrivati, quelli il cui orario si basava proprio su quelle ore residue, sono stati dichiarati “definitivamente perdenti posto”. E anche in questa occasione, Lucia era tra questi. Stavolta non c'era più possibilità di rientrare.
La richiesta del sostegno
Non essendoci più ore disponibili per l'insegnamento curricolare, Lucia ha quindi chiesto di essere assegnata al sostegno. "Non lo considero un ripiego, ma mi ritrovo a fare qualcosa che riparasse il danno", spiega la prof.
La delusione, però, è tanta: il legame che si crea con gli studenti va oltre la didattica, come quello che aveva con la sua prima, una classe a rischio dispersione scolastica. Un ruolo “delicatissimo” che, purtroppo, racconta con amarezza, è stato cancellato “come se nulla fosse”.
Gli effetti del dimensionamento scolastico
Il caso di Lucia è un esempio di cosa comporta il dimensionamento scolastico. Si tratta di una riduzione concreta di posti e cattedre, una razionalizzazione imposta da un decreto ministeriale.
I sindacati parlano di “anno di passione” per la scuola pugliese - regione in cui insegna la donna - denunciando come la logica del risparmio venga applicata proprio all'istruzione. E il paradosso è che, mentre si taglia, i dati mostrano un lieve aumento degli studenti per l'anno scolastico 2025/26.
"Quello che mi fa più rabbia", dice Lucia, "è l’idea che si possa risparmiare sul futuro. La scuola dovrebbe essere il primo investimento di un Paese, non il primo capitolo da tagliare”.