Pillole di italiano: i nuovi errori da non fare

Margherita Paolini
Di Margherita Paolini

l'Accademia della Crusca promuove neologismi e boccia vechie regole

La lingua italiana è un labirinto più intricato di quello di Creta. E come Arianna tendeva a Teseo il filo per non smarrire la strada, così a noi l’Accademia della Crusca dispensa consigli, pareri, e regole da non trascurare. E sebbene formata da specialisti che tentano di preservare la purezza della lingua dal 1583, questa volta la Crusca ci spiazza con regole e termini altamente innovativi che metteranno alla prova persino i prof di italiano. I quattro secoli di vita dell’Accademia insegnano che la conservazione di un idioma non significa necessariamente “fossilizzarlo” come ha rivelato il presidente della stessa, Nicoletta Maraschio.

IL MINISTRO DONNA- Quando vi capiterà di leggere su un quotidiano “la ministra dell’Istruzione, la ministra della giustizia”, sappiate che la penna che ha scritto quelle parole non è tanto aggiornata. Infatti la Crusca ha ufficialmente indicato come espressione corretta “il ministro” che sia riferito a donna o uomo. In questo discorso prevale la tendenza alla conservazione: infatti, come nell’antichità, l’uso del genere maschile esteso al femminile vale quando ci si riferisce a proprietà condivise da tutto il genere umano. Aboliti gli incroci tra articolo femminile e sostantivo coniugato al maschile tipo “la ministro”, “la presidente”.

LO ZUCCHERO E IL ZUCCHERO- Cari studenti, la notizia choc è che accanto al normale e corretto modo di dire “lo zucchero”, si può utilizzare anche “il zucchero”. Stesso vale per i termini inizianti per “z”, come “lo/il zaino”. Sappiate che se la prof vi corregge questo insolito modo di scrivere potete appellarvi alla regola riconosciuta dalla Crusca e consigliare all’insegnante di rinfrescare la sua grammatica. Anche la regola di evitare tassativamente di iniziare un periodo o una frase con il gerundio è stata bocciata dalla secolare Accademia. Quindi via a “camminando, sono arrivato”, “leggendo, ho memorizzato” ecc.

SCRIVERE COME GLI APOSTOLI E DANTE- L’Accademia della Crusca ha inoltre sfatato alcune abitudini linguistiche e stilistiche diffuse tra giornalisti come quella di incominciare i titoli con la congiunzione “e”, senza che la frase sia effettivamente preceduta da un antefatto. Una prassi ereditata direttamente dagli Apostoli che tuttavia qualche ragione per utilizzare così frequentemente quella congiunzione ce l’avevano. Infatti, come spiega Francesco Sabatini uno degli autori del libro, i Vangeli rappresentano non altro che “collane di episodi della vita di Gesù”, e prevedono pertanto uno svolgimento senza soluzione di continuità. Mentre ad un tal signore che pretendeva di sostituire l’espressione “tutti e quindici” con “tutti i quindici”, l’esperto risponde che si tratta di un cavillo inutile e insensato, essendo la prima utilizzata da uno dei padri della lingua italiana come Dante. Infine tra i verdetti dell’Accademia, l’approvazione a certi neologismi o termini dialettali quale “inciucio”, o “grande Mela” come epiteto per New York.

E tu scrivi “il zucchero” o “lo zucchero”?

Margherita Paolini

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