
Niente smartphone durante l’intervallo, ma lettori cd, mp3 e vecchi videogiochi scollegati dalla rete.
Succede a Bologna, dove gli studenti della scuola media Guido Reni hanno promosso una petizione per chiedere alla preside di poter utilizzare dispositivi elettronici non connessi a Internet durante la pausa.
La dirigente ha accettato la proposta, trasformandola in una sperimentazione controllata. Un’apertura che ha acceso il dibattito tra famiglie e docenti.
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La petizione degli studenti: 150 firme per cambiare l’intervallo
L’iniziativa, come fa sapere il ‘Corriere di Bologna’, è partita da una classe terza e in pochi giorni ha coinvolto l’intero istituto, che conta circa 400 alunni. Gli studenti hanno raccolto 150 firme chiedendo la possibilità di usare, durante l’intervallo, lettori mp3, lettori cd e piccoli videogiochi non collegati alla rete.
La motivazione: questi strumenti li aiuterebbero a rilassarsi. La proposta prevedeva una settimana di prova e la possibilità, per i docenti, di ritirare i dispositivi in caso di comportamenti scorretti.
La decisione della preside: due settimane di prova
La dirigente scolastica, Maria Lombardi, ha valutato la richiesta e ha deciso di concedere non una ma due settimane di sperimentazione. La pausa interessata è quella del secondo intervallo e l’esperimento è partito lunedì 16 gennaio.
In una lettera inviata a famiglie e insegnanti, la preside ha spiegato di comprendere le preoccupazioni legate all’uso di dispositivi elettronici anche se non connessi alla rete. Ha però ritenuto più utile accogliere una richiesta formalizzata attraverso uno strumento democratico come la petizione, ben motivata e accompagnata da un’assunzione di responsabilità da parte degli studenti.
Nei primi giorni, racconta, c’è chi ascolta musica, chi ha portato piccoli videogiochi di vent’anni fa e persino un cd dei Beatles.
Il nodo della socializzazione
La scelta, però, non ha convinto tutti. Alcuni rappresentanti dei genitori di otto classi hanno espresso contrarietà, proponendo in alternativa giochi da tavolo e temendo che anche dispositivi non connessi possano limitare la socializzazione tra pari.
La dirigente ha affrontato la questione direttamente con gli studenti, girando nelle classi per discutere delle loro motivazioni. Il timore degli adulti riguarda la qualità delle relazioni durante la pausa; i ragazzi, dal canto loro, sostengono che questi strumenti rappresentino uno svago che sentono necessario e che la possibilità di stare in piccoli gruppi non dipenda dall’uso di un dispositivo.
Una provocazione educativa
Accanto alla sperimentazione, la preside ha avanzato una controproposta: lasciare il cellulare spento a scuola per una settimana o evitare di portarlo in gita. Un modo per stimolare una riflessione più ampia sull’uso consapevole della tecnologia.
L’obiettivo dichiarato è accompagnare gli studenti a comprendere che la scuola può essere uno spazio in cui si sta bene anche senza strumenti tecnologici, pur riconoscendo che questi dispositivi fanno ormai parte della loro quotidianità.