La Maturità 2019 e la scuola del futuro spiegate dal Sottosegretario Miur Giuliano

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Di Redazione


Un preside: chi meglio di lui può sapere di cosa ha bisogno la scuola e in quale direzione dovrà andare in futuro. Per questo Skuola.net, per il nuovo appuntamento con #MeetMillennials - la videochat che avvicina il mondo della politica agli studenti – ha deciso di confrontarsi con il sottosegretario all’Istruzione, Salvatore Giuliano. Proprio lui che, fino a qualche mese, guidava uno degli istituti più innovativi e blasonati d’Italia: il ‘Majorana’ di Brindisi. E l’esordio non poteva che essere dedicato alla nuova maturità, che sta facendo parlare di sé, spaventando i ragazzi che la dovranno affrontare per primi il prossimo giugno.


La nuova Maturità spiegata dal sottosegretario

A partire dall’esame orale, con la domanda a sorteggio tra tre buste:Nell’ordinanza ministeriale in arrivo – tranquillizza Giuliano - si chiarirà che l’orale inizierà con uno spunto, con cui la commissione orienterà il colloquio. Potrà essere un’immagine, un video, una formula chimica, il titolo di un libro. Questo nuovo esame consentirà ai ragazzi di esprimersi al meglio”. Ma c’è un altro punto ancora poco chiaro: l’ex alternanza scuola lavoro, oggi percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento. Come verranno valutate le ore? Cosa sarà chiesto all’esame? Anche qui, però, le parole del sottosegretario invitano alla calma: “Il monte ore – continua Giuliano - non costituisce requisito d’accesso (così come le prove Invalsi). Nel colloquio, invece, gli studenti illustreranno e presenteranno il proprio percorso di alternanza. Con la modalità che meglio rispecchi il percorso (un video, un testo, una presentazione, ecc). Senza però concorrere a una valutazione autonoma: non c’è un voto specifico al percorso di alternanza. Così sarà per il 2019, per i prossimi anni si vedrà”.
Una maturità che, a differenza di quanto è stato detto negli ultimi giorni, secondo il preside-sottosegretario è stata pensata per agevolare i ragazzi: “Non c’è più la terza prova – sottolinea - quella che nei piani doveva far brillare i ragazzi ma che invece si è trasformata nella prova in cui cadevano di più. Ora, invece, viene valorizzato molto di più il percorso scolastico (con i 40 crediti disponibili). Anche sulla seconda prova, ci saranno due discipline ma ciò non vuol dire che ci saranno due compiti da fare (ad esempio matematica più fisica). Sarà una prova integrata, con la prevalenza di una materia (di solito quella di cui si fanno più ore) a cui si aggiungeranno spunti della seconda materia caratterizzante”. La nuova maturità, nei piani del Miur, dovrà essere per gli studenti l’occasione di dimostrare quello che realmente hanno fatto e hanno imparato. “Per questo – anticipa Giuliano - stiamo prevedendo il coinvolgimento nei gruppi di lavoro che prepareranno le tracce di persone che vivono quotidianamente la scuola, che non hanno perso il contatto con la realtà, per evitare che vengano fuori tracce “lunari”. Cerchiamo di dare cose che siano collegate a quello che si fa a scuola”.

Ex Alternanza, come sta cambiando

Ma riguardo al capitolo “percorsi per le competenze trasversali e orientamento”, in pratica, quali novità ha in serbo il ministero dell’Istruzione? “Non è solo un cambio di nome ma anche di paradigma – chiarisce il sottosegretario - prevediamo di far sviluppare agli studenti, attraverso delle linee guida che saranno emesse a breve, le cosiddette soft skills (le competenze trasversali) e porre particolare attenzione ai percorsi di orientamento. Perché, molto spesso, capita che i ragazzi sbaglino le proprie scelte, demotivandosi. I percorsi di alternanza, invece, dovranno essere progettati tenendo conto delle specificità dei vari territori italiani. Più calati nel luogo in cui si svolgeranno. Siamo arrivati a questa modifica perché ce l’hanno chiesto le scuole e gli alunni. Alcuni progetti sono stati votati all’eccellenza ma tanti altri hanno puntato più a finire le ore previste, trascurando la qualità”.

Tecnologia a scuola, uno strumento per la didattica. Smartphone in classe? Decidano le scuole

Inevitabile, poi, un accenno al ruolo della tecnologia dell’istruzione. Lui che dell’innovazione ne ha fatto una bandiera. E qui Giuliano sorprende: “Non bisogna pensare alla tecnologia come a qualcosa che risolve – dice - aiuta se utilizzata in modo costruttivo, con docenti formati ma anche con alunni che sanno sfruttare gli strumenti a scopo educativo. La differenza la fanno le persone. Mettendo le famose tre P (passione, passione e passione). Non tanto quello che facciamo ma come lo facciamo. Bisogna rompere il legame tra apprendimento e sofferenza. Si può imparare divertendosi. Se gli studenti stanno bene, nel senso più ampio del termine, si crea una relazione tra docenti e alunni che migliora l’apprendimento. Se si riesce a innescare questo circolo virtuoso i risultati sono addirittura sorprendenti”. Una filosofia che il preside sta tentando di far entrare anche nei corridoi del Ministero: “Al Miur stiamo cercando di progettare un ambiente interno dove si potranno sperimentare le metodologie innovative. Uno spazio a disposizione di tutti. Non averlo mi sembrava un controsenso. E poi c’è la volontà di istituire delle ‘equipe territoriali formative’: saranno esonerati dal servizio 120 docenti per formare i loro colleghi alle nuove metodologie, anche con l’utilizzo delle tecnologie. Ritengo che il modo migliore per diffondere il sapere sia il contagio”.
Un tema, quello dell’opportunità di spingere sulle nuove tecnologie a scuola tornato d’attualità dopo la notizia secondo cui, una proposta di legge in discussione in Parlamento, vorrebbe vietare l’ingresso degli smartphone nelle classi, vedendoli come fonti di distrazione: “Anche quando andavo a scuola io – ribatte Giuliano - c’erano elementi di distrazione ma ci può stare che i dispositivi tecnologici possano produrre questo effetto più facilmente. Ma quando ci si distrae il guaio è già stato fatto, significa che l’alunno non è sufficientemente coinvolto. La scelta se usare gli smartphone o meno in aula dovrebbe essere demandata all’autonomia dei docenti e delle scuole. Vanno utilizzati con cognizione di causa, altrimenti diventano dannosi. C’è però bisogno di una riflessione a monte su come utilizzare proficuamente gli strumenti. Ci vuole un progetto di utilizzo. Dobbiamo investire sulla metodologia prima che sugli strumenti”.

Gli ITS e i lavori del futuro

Infine una riflessione sul futuro, su quali saranno i lavori e le professioni a cui dovrebbe iniziare a preparare la scuola: “Sicuramente – è la convinzione del sottosegretario - avranno tutti come comun denominatore la tecnologia, a mio avviso i settori che potranno dare più sviluppo all’occupazione riguarderanno l’ambiente, le energie rinnovabili, le smart cities così come quelli che tutelano il patrimonio culturale, il Made in Italy, la moda, l’agroalimentare. Soprattutto in Italia”. E al territorio sono legati anche dei percorsi che stanno particolarmente a cuore a Giuliano: gli ITS - gli istituti tecnici superiori, valida alternativa all’università - di cui ha la delega. “Molto spesso – chiarisce - si confondono con gli istituti tecnici tradizionali, quando invece sono percorsi di due (o tre) anni che si svolgono dopo il diploma. Inoltre sono strumenti formativi ma soprattutto dal forte potere occupazionale: l’82% dei diplomati degli ITS, a un anno dal titolo, già lavora con un contratto stabile. Alla formazione partecipano anche le aziende e gli imprenditori, si fa quello che realmente serve su quel territorio. Ma solo il 3% degli studenti sa cosa siano. Invito i ragazzi a informarsi e approfondire questa opportunità”.
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Il Ministro dell'Istruzione sceglie la Skuola | Tv per confrontarsi con gli studenti e le loro famiglie. Parleremo di Maturità 2020, didattica e molto altro ancora. Ma porremo anche le domande fatte direttamente dagli studenti. Non ti resta che guardare la puntata per scoprirlo!

21 novembre 2019 ore 16:00

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