
Spontaneo, ironico, travolgente: Rosario Fiorello è oggi uno degli showman più amati d’Italia, ma il suo rapporto con la scuola è stato tutt’altro che da primo della classe. Tra piccoli lavoretti, radio improvvisate e imitazioni irresistibili, la sua formazione è stata soprattutto “sul campo”, lontano dai libri.
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Uno studente con troppa energia (per stare seduto)
Fiorello nasce a Catania nel 1960, primo di quattro fratelli. Cresce in una famiglia semplice e vivace, e fin da ragazzino mostra un’energia incontenibile. A scuola ci va, certo, ma il banco gli va stretto: preferisce di gran lunga girare per la città, aiutare nei lavoretti estivi e – soprattutto – intrattenere chiunque gli capiti davanti.
La sua adolescenza è un tour di esperienze pratiche: in estate vende lattuga con l’Ape, fa il garzone, l’idraulico, il falegname e persino il centralinista in un’agenzia di pompe funebri.
Insomma, tutto tranne che studiare. Eppure, in mezzo a questa giungla di mestieri, qualcosa si accende: la voglia di far ridere e cantare le persone. Con una chitarra in mano o una radio accesa, Rosario imita i cantanti, inventa sketch in finto inglese e fa ridere clienti e colleghi.
La scuola? Un contorno. La vera lezione è sul palco, anche se improvvisato.
Il villaggio turistico: il suo vero banco di prova
Fiorello trova la sua vera “scuola” a 15 anni, in un villaggio turistico Valtur in Calabria. Inizia come aiuto in cucina, ma ogni sera guarda incantato gli animatori salire sul palco. Un giorno prende il microfono quasi per scherzo e canta “Moonlight Serenade” con il suo inglese siciliano. Il pubblico lo applaude. È fatta.
Da quel momento, Rosario entra nel team di animazione. Imita personaggi famosi, presenta giochi, balla travestito in parrucca, fa il DJ. Passa da un villaggio all’altro diventando uno degli animatori più richiesti.
A nemmeno vent’anni guadagna più di suo padre. La sua capacità di improvvisare, far ridere, coinvolgere le persone diventa un talento a tutti gli effetti. Ed è lì, più che tra i banchi, che Fiorello capisce che il suo futuro sarà nello spettacolo.
Dai karaoke in spiaggia alla radio più famosa d’Italia
A fine anni ’80, la svolta. In un villaggio in Sardegna incontra il fratello di Jovanotti, che lo mette in contatto con il talent scout Claudio Cecchetto. Fiorello si esibisce una sera in una discoteca, e Cecchetto lo nota: “Ti ricordi di me? Ti ho già visto in Sicilia. Vieni a Milano”.
Nel 1988 entra a Radio Deejay, dove lavora con Amadeus, Gerry Scotti, Marco Baldini. Lì impara davvero il mestiere: le sue imitazioni mandano in tilt i centralini, la sua simpatia conquista gli ascoltatori. In breve incide anche dei dischi, cavalcando la moda dance-pop degli anni ’90.
Ma è con il programma televisivo Karaoke, su Italia 1, che arriva l’esplosione. Fiorello gira le piazze d’Italia facendo cantare la gente comune: diventa un fenomeno nazionale.
Capelli lunghi legati nel codino, battuta pronta, energia contagiosa: Fiorello è ovunque. Vince due Telegatti, conduce il Festivalbar, e incide tormentoni estivi. La sua carriera decolla.
Nessun diploma, ma una laurea in spontaneità
Rosario Fiorello non ha mai terminato gli studi superiori. Non c’è un esame di maturità nel suo curriculum, né un diploma appeso in salotto. Eppure, la sua storia dimostra che si può imparare tanto anche fuori dalle aule.
Dopo un periodo buio a metà anni ’90, Fiorello è tornato più forte di prima. Ha conquistato la radio, il teatro e di nuovo la televisione. Con “Viva Rai2!”, lo show del mattino partito nel 2022, è tornato a far ridere tutta Italia, dai nonni ai ragazzi su TikTok.
La pennicanza: una lezione (vera) imparata da piccolo
Oggi Fiorello è in radio tutti i giorni su Radio2 con La pennicanza. Rosario ha sempre raccontato che una delle sue abitudini più sacre – e inconfessabili ai tempi della scuola – era la pennicanza, cioè il riposino pomeridiano.
Fin da ragazzino, dopo pranzo, scompariva per un’ora buona: "A casa mia la pennicanza era religione. Non si faceva rumore. Era il momento più serio della giornata", ha ricordato in un’intervista.
Forse non era un secchione, e forse non sapeva declinare perfettamente il latino. Ma ha imparato a memoria una lezione fondamentale: per farcela nella vita servono talento, grinta e voglia di mettersi in gioco.
Rosario Fiorello è la prova vivente che ogni percorso è unico, e che si può “imparare facendo”, anche senza voti sul registro.