Certificato medico assenze scolastiche: come funziona e quali regioni lo hanno abolito

Giulia.Onofri
Di Giulia.Onofri

Aria di cambiamento per la scuola. Anche sul fronte sanitario. E non stiamo parlando dell’annosa vicenda dei vaccini. Ma della recente decisione, presa da alcune Regioni italiane, di abolire il certificato medico e di sostituirlo con una semplice autocertificazione. Si va, dunque, verso la rimozione di una delle normative più datate riguardanti la scuola italiana: l’obbligo del certificato medico, infatti, risale al 1967.

Secondo la normativa originaria, il foglio su cui il medico indica i motivi che hanno tenuto a casa lo studente deve (e continuerà ad esserlo per tutte quelle Regioni che non hanno aderito alla modifica legislativa) essere presentato alla scuola al superamento dei 5 giorni consecutivi di assenza per malattia. Oggi, invece, a tutti gli studenti che si risiedono in quelle Regioni che hanno smantellato la legge, viene richiesta un’autodichiarazione (sostitutiva del certificato medico) da parte dei genitori o dello studente stesso (se maggiorenne).

Il parere della Federazione Italiana Medici Pediatri

Per rispondere alle critiche che hanno accompagnato la novità, il presidente della Federazione Italiana Medici Pediatri - Giampietro Chiamenti - spiega che oggi la richiesta di un certificato medico è diventata obsoleta. Tante cose sono cambiate rispetto ai tempi della sua introduzione con le vaccinazioni che non erano ancora così diffuse. L’esigenza di controllo della diffusione delle epidemie, tra i principali stimoli che hanno portato all’obbligo del certificato, sarebbe così gradualmente decaduta nel corso del tempo, fino ad essere completamente superata, grazie proprio all’introduzione di nuovi vaccini e alle scoperte nel campo della medicina. La maggior parte delle volte, infatti, quando uno studente si ammala è a causa di patologie ricorrenti e non pericolose, che si risolvono in poco tempo mediante il semplice utilizzo in casa di antibiotici e antipiretici.

Rimangono dubbi e quesiti relativi sull’abolizione del certificato

Sebbene anche il presidente dell’Associazione Nazionale Presidi del Lazio – Mario Rusconi - da una parte approvi questo tentativo, appena intrapreso dalla sua Regione, di snellire la burocrazia in materia di disposizioni per le certificazioni sanitarie, tuttavia rimangono molti dubbi sulla bontà del provvedimento. A sollevarli presidi, medici e pediatri, soprattutto in riferimento a quei casi in cui lo studente sia stato infettato da malattie contagiose. A chi spetterebbe l’accertamento della sua completa guarigione? Non si aumenterebbe invece il rischio di contagi nelle aule?

Il Consiglio di Stato si è espresso, in merito, già nel 2014 rassicurando gli scettici è affermando che ‘le malattie infettive sono spesso contagiose in fase di incubazione, ma raramente quando il soggetto è convalescente’. Per evitare epidemie e contagi poi difficili da arginare, in tutte le scuole appartenenti alle 8 regioni “rinnovate”, si è decretata un’eccezione alla cancellazione del dovere di portare il giustificativo medico, per tutti quei casi in cui questo è previsto per motivi di profilassi, ovvero di prevenzione, previsti dagli ordinamenti nazionali e internazionali in materia di sanità pubblica.

A queste lecite perplessità, che rimangono comunque accese, si aggiunge poi un vero e proprio dilemma per gli studenti poiché, se è vero che una volta superata la soglia del 25% di assenze, scatta immediatamente la bocciatura, salvo nei casi di assenza per malattia (giustificata appunto dai certificati medici), significa che i ragazzi saranno più esposti al rischio di perdere l’anno? Queste domande rimangono al momento ancora aperte.

Le 8 regioni dove non si deve portare il certificato medico per assenze

Ma quali sono le Regioni protagoniste della riforma? Apripista è stata, nel 2003, la Lombardia; seguita nel 2006 dalla Liguria. Al momento non si tratta ancora di una disposizione a livello nazionale ma interessa soltanto, come detto, 8 regioni del nostro Paese. Eccole:

- Lombardia
- Friuli Venezia Giulia
- Liguria
- Piemonte
- Emilia Romagna
- Trentino Alto Adige (sia la provincia di Trento che quella di Bolzano)
- Umbria
- Lazio


Come funziona il certificato medico nel resto d’Italia

A questo punto ci sembra opportuno riassumere cosa prevede, invece, la normativa che continuerà ad essere vigente per il resto del Paese. La certificazione medica nelle scuole serve a ‘coprire’ lo studente per le assenze che proseguono continue e ininterrotte oltre i 5 giorni. Ma, se si rientra il sesto giorno, bisogna presentare lo stesso la certificazione? E i giorni di festa, vengono conteggiati tra i giorni ‘di malattia’? E se mi assento per più di cinque giorni per motivi personali (come di frequente accade, ad esempio, per la settimana bianca), devo portare comunque un giustificativo di tipo medico? Vediamo di fare ordine e di sciogliere questi frequenti dubbi che potrebbero nascere in quegli studenti che vivono nelle regioni dove la pratica di presentare il certificato è ancora in vigore.

Per prima cosa, se uno studente rientra il sesto giorno non è tenuto a presentare il certificato poiché occorre solo la semplice giustificazione che motivi l’assenza. I giorni festivi (le domeniche e i giorni di festa), invece, non vengono presi in considerazione nel periodo coperto dal foglio medico; quindi se ad esempio ci si assenta di venerdì o sabato, non si è tenuti a portarlo fino a, rispettivamente, il mercoledì o il giovedì successivi. In tutti quei casi di assenze per malattia che rispondono alla richiesta del certificato (dove ci devono essere scritti i giorni di riposo indicati dal medico per verificare la corretta corrispondenza con quelli di assenza scolastica), è bene ricordare che vige l’obbligo di presentarlo entro tre giorni dal rientro, assieme alla consueta giustifica.

Per rispondere all’ultimo quesito, quello che riguarda assenze prolungate per motivi non di salute, sebbene alcune scuole pretendano comunque dallo studente la presentazione del certificato, il vicesegretario della Federazione Italiana Medici di Medicina Generale - Pierluigi Bartoletti - si oppone a questa pratica, più o meno diffusa tra i diversi istituti scolastici, poiché ci ricorda che si tratta pur sempre di ‘un atto medico, non di un pezzo di carta come un altro’. La sua abolizione allora, potrebbe essere vista in questo senso come un atto a volte richiesto e usato illecitamente dalle scuole, ‘a tutela non tanto dell’assistito, ma della struttura che la richiede’.

In realtà, in tutti questi casi, basterebbe una normale giustificazione dell’assenza da parte della famiglia (o dello studente stesso, se maggiorenne) da dover presentare non oltre il terzo giorno dal rientro. La giustifica sarà così convalidata dal docente a cui è affidata la prima ora di lezione della giornata. Lo studente che farà scadere questo tempo a disposizione, vedrà la sua assenza annotata sul registro di classe come “ingiustificata”, accompagnata dalla relativa e conseguente “nota disciplinare”.

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17 dicembre 2018 ore 15:00

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