Carolina, udienza al via: il cyberbullismo uccide

Serena Rosticci
Di Serena Rosticci

foto di inizia il processo Carolina Picchio

Tutto inizia a una festa. Una come tante, come quelle dove vai anche tu il venerdì sera. Un bicchiere di troppo, Carolina che barcolla fino al bagno, un gruppo di ragazzi - suoi compagni di classe - che la segue. La molestano, lei capisce poco cosa sta succedendo, la insultano pesantemente, la filmano. Poi uno di loro, orgoglioso di quello che è accaduto in quel bagno, diffonde il video in rete: tutti lo vedono, tutti sanno quello che è successo a Carolina. La ragazza all'epoca ha poco più di 14 anni e, invece di ricevere solidarietà dai compagni di scuola, continua a subire offese e prese in giro. Quando la incrociano per i corridoi le tirano bigliettini che contengono insulti, quando è casa la tormentano sui social. Non ce la fa più Carolina a sopportare tutto questo. Una mattina di gennaio, siamo nel 2013, decide che è meglio smettere di vivere, apre la finestra, scavalca il balcone e cade giù. Un tonfo sordo che pone fine alla sua sofferenza e per il quale il 13 aprile 2016, gli autori della "bravata", i bulli, iniziano a fare i conti, se non lo hanno già fatto prima con i sensi di colpa.

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CAROLINA PICCHIO, IL 13 APRILE LA PRIMA UDIENZA - Proprio in questa giornata si dà il via alla prima udienza. Cinque gli imputati, 4 i capi di accusa. Parliamo di violenza sessuale, detenzione e diffusione di materiale pedopornografico e, per uno dei ragazzi, oggi più o meno ventenni, pure istigazione alla morte. Entreranno nell'aula del Tribunale dei Minori di Torino dove ad aspettarli ci sarà anche il papà di Carolina. Assente all'appello l'ex fidanzatino della ragazza, anche lui tra gli imputati. La scorsa estate un tuffo al mare e un fondale troppo basso gli sono costati davvero cari e ora è tetraplegico.

CAROLINA, PARLA IL PAPÀ - Ma il processo probabilmente non si celebrerà mai. Tutti gli imputati hanno già deciso di rinunciare alla difesa per la "messa alla prova". Si tratta di una strategia riparativa che per i minorenni costituisce una possibilità di riscatto completa, persino con l’estinzione dei reati commessi. "Non posso far altro che rimettermi a quello che decideranno i giudici - ha detto Paolo Picchio a Repubblica.it di Torino - Cercherò il coraggio di guardarli in faccia (i ragazzi), per capire se hanno compreso il male che le hanno fatto".

MEGLIO MORIRE - Intanto di cyberbullismo si continua a rischiare la morte. Da un'indagine di Skuola.net e AdoleScienza.it è emerso che di 7mila studenti intervistati, il 6,5% di questi racconta di essere vittima di insulti e prese in giro online. Peggio, tra questi la metà ha pensato di togliersi la vita, 1 su 10 ci ha provato proprio. E un altro 50% delle vittime di cyberbullismo confessa di aver praticato autolesionismo: si è tagliata con oggetti appuntiti, bruciata la pelle, dato pugni al muro, come se tutta la sofferenza già provata non fosse abbastanza. E se dal bullismo fisico si può trovare riparo tra le mura domestiche, da quello cyber non c'è scampo. Lo dimostrano i 2600 tweet di insulti ricevuti da Carolina in un solo giorno. Uno stress notevole che porta il 77% delle vittime di cyberbullismo a dichiararsi triste e depresso. Questo senza contare che il 62% dei cyberbullizzati, racconta di essere oggetto di bullismo pure nella vita reale.

Serena Rosticci

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