Attentati a Parigi: non vince la paura

Carla Ardizzone
Di Carla Ardizzone

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Gli attentati di Parigi hanno portato l’attualità a scuola. Il bisogno di riflettere c’è ed è enorme, ma i ragazzi non si fanno fermare dalla paura e pochi si fanno condizionare da quanto accaduto a Parigi la notte tra il 13 e il 14 novembre. In classe, da un lato sembra aumentare la tensione con i compagni musulmani, dall’altro emerge la riscoperta dei simboli religiosi e delle tradizioni cristiane. Almeno secondo quanto hanno raccontato in una web survey di Skuola.net circa 2200 studenti dalle scuole medie alle superiori.

SI VA AVANTI - Solo 1 su 10 dichiara di essere fortemente spaventato nello svolgere le proprie attività quotidiane: gli altri vanno avanti senza battere ciglio, o quasi. Oltre 1 su 3 non prova alcuna insicurezza, mentre più di 1 su 2, pur avendo qualche timore, porta avanti la propria vita senza cedere. La quotidianità tra i banchi di scuola ha risentito degli attentati in Francia? Di sicuro, si è sentito il bisogno di confrontarsi e di parlarne: ben il 90% racconta infatti di essere stato coinvolto in riflessioni in classe sul tema. Cosa che non è successa ai tempi della strage di Charlie Hebdo, quando ben il 44% di 9mila studenti raccontava di non aver neanche sfiorato l’argomento. Gite all’estero o a Roma sono chiaramente evitate dalla scuola secondo quasi il 20% dei ragazzi, e per un altro 6% circa lascerà perdere ogni tipo di visita di istruzione: tutto per i fatti legati al terrorismo.

Intonano la Marsigliese durante la fiaccolata per le vittime di Parigi

IO E TE - Qualcosa è di certo cambiato, quindi, a partire dagli equilibri in classe. Perché tutte quelle morti non possono non lasciare un segno. Un teen su 5, tra quelli che hanno compagni di scuola musulmani, racconta aver avvertito una certa tensione dopo la terribile notte di Parigi, assente in precedenza. Da quanto emerge dalla ricerca, in generale la convivenza non è sempre facile. La stragrande maggioranza dice di avere buoni rapporti quotidiani a scuola con i coetanei fedeli all’Islam, ma circa il 9% racconta di entrare spesso in conflitto per la diversa mentalità e 1 su 10 li vede poco interessati a fare gruppo con la classe. Un altro 5% confessa che gli altri studenti tendono a emarginarli. Al di fuori dai cancelli di scuola, buona parte dice poi di non frequentarli: o perché non si è in confidenza (38% circa) o addirittura per opposizione delle reciproche famiglie (6% circa).

A SCUOLA SI PARLA - In questa situazione, i ragazzi sembrano aver bisogno di capire di più, e la scuola ad oggi ce l’ha messa tutta per aiutarli. La quasi totalità del campione, circa il 90%, afferma di aver parlato di quanto accaduto a Parigi soprattutto attraverso discussioni in classe con insegnanti e compagni. Un dibattito di sicuro stimolante, visto che circa il 70% aggiunge di aver cercato in autonomia ulteriori informazioni sulla cultura islamica e sulle tensioni internazionali legate al terrorismo: circa la metà di questi in maniera più attenta, il resto solo curiosando qua e là.

SONO COME SONO - E se la paura non paralizza, l’effetto Parigi è addirittura quello di non voler rinunciare a feste e simboli religiosi tradizionali. La maggioranza dei teenager, il 56%, rivendica forte e chiaro il suo diritto all’identità. Solo il 15% del campione complessivo vorrebbe eliminare crocifisso o presepe dal proprio istituto. Eviterebbe poi la celebrazione scolastica delle feste religiose (Natale o Pasqua, ad esempio) il solo 3%.

La redazione

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