Nella storia evolutiva dei mammiferi circa 60 milioni di anni fa comparvero dei piccoli mammiferi arboricoli insettivori, antenati dei primati attuali, ordine a cui appartengono le scimmie all'uomo. Circa 20 milioni di anni fa comparvero gli antenati delle scimmie antropomorfe, scimmie simili all'uomo come l'orango, il gorilla e lo scimpanzé, contemporaneamente cominciarono ad apparire i primi rappresentanti degli ominidi, famiglia che comprende le specie fossili di organismi con caratteristiche umane e l'uomo odierno. Gli ominidi erano capaci di camminare appoggiandosi solo sugli arti inferiori (stazione eretta). Questa importante tappa è stata probabilmente raggiunta grazie un profondo mutamento del clima forse dovuto alla apertura della Rift Valley in Africa: ad est della frattura si ridussero le foreste con la comparsa di un nuovo tipo di ambiente, la savana. Tale ambiente fu favorevole ai primi ominidi, adatto a spostarsi velocemente in ambienti aperti e con pochi ripari. La capacità di camminare e correre tra le erbe alte della savana costituì per gli ominidi di un vantaggio che permise loro di acquistare un completo controllo del nuovo ambiente. Camminando sui piedi, infatti, si lasciano libere gli arti superiori e le mani possono essere usate attivamente per costruire oggetti e modificare l'ambiente stesso. Con l'uso delle mani si determinò lo sviluppo del cervello e un'ulteriore differenziazione dell'uomo dagli altri primati. L'insieme di queste trasformazioni che, a partire dagli ominidi primitivi, ha portato l'uomo è detta ominazione.

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