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L’origine dei terremoti si spiega nella teoria del rimbalzo elastico, secondo la quale le placche si muovono e nelle rocce si tende l’energia come un elastico che ha un limite e quando viene superato la roccia si rompe e la tensione diventa vibrazione, ottenendo cosi il terremoto.
Il punto d’origine del terremoto è detto “ipocentro”. In base alla sua profondità si ha un terremoto: superficiale, intermedio o profondo. Il punto della superficie terrestre situato in verticale dell’ipocentro viene detto “epicentro” ed è il punto dove si registrano i maggiori danni.
Le vibrazioni vengono trasmesse in tutte le direzioni con le onde sismiche che si distinguono in: onde longitudinali le più veloci dette onde P (prime); onde trasversali indicate con S perché vengono per seconde e onde superficiali le più lunghe e le ultime molto complesse.
Queste onde vengono registrate dai sismografi con cui i dati vengono registrati da un ago con un pennino che traccia un cilindro di carta ruotante, quello che ne esce si chiama sismogramma grazie al quale si misura l’intensità del sisma e si localizza l’ipocentro. Per avere una localizzazione più accurata si consultano tre stazioni diverse.

Per valutare l’intensità di un terremoto si usano le scale:
• Mercalli che valuta l’intensità in base ai danni provocati dal terremoto. Non è molto precisa perché i danni variano a seconda del luogo. La scala è divisa in 12 gradi;
• Richtel, inventata dal sismologo americano Richtel nel 1935. E’ basata sull’ampiezza massima delle onde sismiche misurate dal sismografo distanti 100 km dall’epicentro.

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