Moto oscillatorio

Il moto oscillatorio, che viene anche chiamato moto pendolare perché caratteristico del pendolo è un caso particolare del moto vario.
Costruendo un rudimentale pendolo appendendo a un gancio l’estremità di una cordicella, applicando all’altra estremità un peso e imprimendogli una spinta si può osservare tale moto.
I continui movimenti del punto P da A a B e da B a A, si chiamano oscillazioni. Se il punto P percorre due volte l’arco, andando da A a B, e poi da B ad A, compie una oscillazione completa. L’angolo OSA (oppure OSB) è denominato ampiezza dell’oscillazione.
Il tempo impiegato dal punto P a compiere un’oscillazione completa si chiama periodo. Il numero delle oscillazioni complete che il punto P compie in un secondo, prende il nome di frequenza.
È importante rilevare che il tempo impiegato a compiere un’oscillazione di qualsiasi ampiezza, purché sia piccola, è sempre identico (= isocronismo delle piccole oscillazioni).

Un altro esempio di moto oscillatorio è quello ottenuto fissando l’estremità di una lamina d’acciaio o di una riga di plastica a una morsa, allontanando l’altra estremità dalla sua posizione di quiete e poi lasciandola libera: si può quindi notare che la lamina si mette ad oscillare con elevata frequenza.
Quando le oscillazioni hanno piccola ampiezza e grande frequenza, sovente si preferisce chiamarle vibrazioni.

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