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L’evoluzione delle piante


Le piante nel corso della loro lunga storia si sono gradualmente modificate, con tanti piccoli cambiamenti che si sono accumulati nel tempo in un processo detto evoluzione.
I primi vegetali sono apparsi nell’acqua: erano i progenitori delle alghe che ancora oggi vivono e si riproducono nei fiumi, nei laghi e nei mari.
Essi erano delle piante più semplici con un corpo chiamato tallo in cui non si distinguono ancora radici, fusto e foglie. Le alghe si sono poi evolute adattandosi a sopravvivere anche all’asciutto, sulla terra ferma.
Il nuovo ambiente o habitat richiedeva lo sviluppo di nuove capacità da parte delle piante:
• Procurarsi l’acqua necessaria alla vita delle cellule;
• Trasportare l’acqua a tutte le cellule;
• Sostenersi contro la forza di gravità;
• Trovare nuovi modi per riprodursi.
I primi adattamenti all’ambiente hanno portato alla formazione delle briofite, piante dotate di radici e di un fusto capace di reggere il peso, ma ancora incapace di trasportare l’acqua. Un esempio di tali piante esiste ancora oggi ed è dato dai muschi. Successivamente sono apparse le tracheofite, le prime piante dotate di un sistema di trasporto interno dell’acqua mediante vasi conduttori detti trachee. Piante di questo tipo sono le felci che un tempo raggiungevano anche i trenta metri di altezza, mentre oggi sono molto più piccole.

Dalle piante semplici alle piante complesse


L’evoluzione ha portato alla comparsa delle spermatofite, piante con seme. Esse si dividono in due grandi classi:
• Gimnosperme che sono piante ancora con i semi nudi, non protetti; esse sono con semi esposti all’aria e per tanto facilmente si riproducono.
• Angiosperme che sono piante più recenti e più evolute; infatti sono comparse circa cento milioni di anni fa ed hanno vasi conduttori disposti in tutto il fusto in modo ordinato. In tali piante i fiori sono organi disposti per la riproduzione in quanto esso si trasforma in frutto dopo la fecondazione e protegge i semi.
Tra le angiosperme troviamo due grandi gruppi:
1. Monocotiledoni in cui il seme è protetto da una sola cotiledone, cioè una sola pellicina. Tra essi ricordiamo il mais, il frumento, il giglio, l’ananas, l’aglio e il giunco;
2. Dicotiledoni che hanno due cotiledoni, cioè due pellicine che proteggono il seme. È il caso del fagiolo, dell’albicocca e il pomodoro, della primula, del faggio e del nocciolo.
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