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Il capriolo

Comunissimo in certe parti dell'Europa centro-orientale, il capriolo testimonia, con la sua assenza quasi totale nella maggior parte del nostro Paese, la profonda alterazione che l'ambiente forestale ha subito nei secoli passati, perdendo persino, come in questo caso, i propri abitatori più discreti e meno invadenti, che in nulla avrebbero potuto essere considerati, a una analisi riflessiva ed imparziale, dannosi o pericolosi per l'uomo.
Nuclei di capriolo sopravvivono in Italia, soprattutto in certe regioni alpine, nella maremma toscana e laziale, ma per lo più in riserve di caccia, e in limitatissime zone dell'Appennino, ove esistono le popolazioni indigene di maggior valore scientifico: quelle, purtroppo assai ridotte, dei Monti di Orsomarso e della Sila in Calabria e del massiccio garganico in Puglia.
Tra le cause di questo impressionante regresso, accanto al bracconaggio ed alla caccia sfrenata, va ricordato anche il disboscamento eccessivo che ha praticamente eliminato vastissime aree di habitat.

In autunno le corna del capriolo cadono così come il fogliame delle piante di cui esso si nutre, per rispuntare poi contemporaneamente ad esso in primavera. Il periodo più difficile dell'anno è per questo animale l'inverno, allorchè l'alimentazione scarseggia e le abbondanti nevicate mettono in difficoltà gli esemplari meno sani e robusti, provocando spesso una forte selezione.

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