gaiabox di gaiabox
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Dopo i brillanti successi degli studi relativi alle prime due interazioni fondamentali, apparve logico estendere anche all'interazione debole l'ipotesi dei bosoni intermedi. Essendo il raggio di azione della forza debole dell'ordine di 10-18 m, ancora più piccolo di quello della forza forte, la loro massa doveva essere notevolmente grande.

Creare in laboratorio queste pesanti particelle, chiamate bosoni W (dall'iniziale di weak, "debole"), non è stata cosa da poco: inseguite per circa un Ventennio, solo nel 1983 un gruppo di circa duecento ricercatori provenienti da una ventina di istituzioni, diretto da Carlo Rubbia, premio Nobel nel 1984 insieme all'olandese Simon Van der Meer, è riuscito nell'intento.

Facendo scontrare frontalmente un fascio di protoni e uno di antiprotoni nel Superprotosincrotrone, uno degli acceleratori del CERN di Ginevra, e stata individuata una decina di eventi che portano la firma dei tveakon ("de boloni") carichi W+ e W-, aventi una massa di 80 GeV/c2.

Oltre ai due weakon, mediatori dei processi di interazione debole che portano un cambiamento di carica, come il decadimento del neUtrone il. lustrato in (FIG. 51, successivamente è stata scoperta, dallo stesso Rubbi un terza particella virtuale, il bosone zo, elettricamente neutra e di massa uguale a 91 GeV/c2.

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