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Gli azotobatteri delle radici delle leguminose

Prova ad osservare le radici delle fave, dei piselli, dei lupini, dei fagioli, del trifoglio: ti accorgerai che hanno certi bitorzoli, che i botanici chiamano tubercoli radicali.
Sono prodotti di certi batteri, che vivono numerosissimi nel terreno. Sai certamente che esistono numerose specie di batteri: taluni di essi sono assai pericolosi perché producono nell’Uomo malattie gravi come la Tubercolosi, la Difterite, il Tifo, il Tetano, la Peste, il Colera. Ma il batterio che forma i bitorzoli nelle radici delle Leguminose è straordinariamente utile e prezioso per l’agricoltura.

È l’unico essere vivente che è in grado di assimilare l’azoto dell’aria e di utilizzarlo per la sua alimentazione. Questo batterio fissatore d’azoto, quando si trova a contatto con i peli delle radici delle leguminose riesce a penetrarvi e a moltiplicarsi con impressionante rapidità.
La pianta reagisce fornendo abbondantemente ai batteri zuccheri ed amidi: si formano così quei numerosi bitorzoli, che caratterizzano le radici elle leguminose.
A poco a poco i batteri muoiono e costituiscono un vero deposito di azoto utilizzabile dalla pianta, che se ne serve proprio nel periodo in cui maturano i frutti ed occorre molta quantità di azoto.
Come vedi, la pianta ha fornito ai batteri il nutrimento: i batteri lasciano in eredità alla pianta il prezioso azoto.
Già gli antichi Romani, maestri nell’arte di coltivare la terra, avevano osservato che il grano coltivato in terreni dove prima erano state coltivate leguminose, cresceva meglio: esso infatti utilizzava l’azoto lasciato dalle radici delle leguminose.
Anche oggi si segue lo stesso criterio di alternare la coltura del grano con quella delle leguminose: questo utile sistema si chiama rotazione agraria.

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