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Resilienza e hardisness


L’importanza della resilienza per il benessere e, di conseguenza per l’adattamento alla realtà, emerge anche nello studio di Joyce P. Yi, Peter P. Vitaliano et al. (3). In questo studio longitudinale si indaga la correlazione tra resilienza e comportamenti di auto-cura di fronte al crescente disagio correlato al diabete. I risultati mostrano che un livello basso o moderato di resilienza ha una forte associazione con il crescente disagio nel tempo e un minor numero di comportamenti di auto-cura. Ciò dimostra come fattori intrapsichici possano avere un effetto sul benessere e, sul comportamento, di conseguenza (in questo caso, in particolare, bassi livelli di resilienza erano correlati a disagio intrapsichico e comportamenti disadattivi in quanto i soggetti mettevano meno in atto comportamenti di auto-cura, dimostrando, pertanto, un minore adattamento alla realtà).
Maddi e Kobasa (1984) sostengono che alla base della capacità di un individuo di affrontare con successo lo stress e rimanere sani (quindi, di riuscire ad adattarsi alla realtà) è uno stile di personalità che hanno definito "hardiness" (che potrebbe essere tradotta come “robustezza”). Le persone con elevati livelli di hardiness hanno un maggior controllo: sentono di avere il potere di trasformare un’avversità in una situazione vantaggiosa e sono più propensi ad accettare le sfide. Inoltre, la hardiness influenza anche le strategie di coping: le persone con elevata hardiness usano strategie di coping che sono più attive e focalizzate sul problema (Nowack, 1989), invece, le persone con bassi livelli di hardiness tendono ad affrontare evitando o negando la minaccia (Williams, Wiebe, & Smith, 1992).
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