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Confutazione del concetto di permanenza dell’oggetto


Lo psicologo ginevrino Jean Piaget sosteneva che i bambini molto piccoli (in particolare quei bambini che si trovano nello stadio evolutivo senso-motorio) non cercassero un oggetto nascosto perché pensassero che una volta occluso esso non esistesse più. La capacità cognitiva di riconoscere che un oggetto nascosto continua ad esistere, che coincide con la capacità cognitiva di poter pensare l’oggetto e quindi di sostituirne l’esperienza con il pensiero, era denominata da Jean Piaget permanenza dell’oggetto.
Una psicologa ha dimostrato il contrario evidenziando l’errore metodologico commesso dallo psicologo ginevrino: i bambini in età prescolare non hanno le capacità motorie necessarie per cercare un oggetto nascosto ma non è necessariamente detto che non abbiano le capacità cognitive atte a comprendere che l’oggetto continua ad esistere quando è nascosto.
Nell’esperimento condotto dalla psicologa, il bambino è posto di fronte lo sperimentatore dal quale è separato attraverso un piano verticale che può ruotare di 180°, lo sperimentatore nasconde la pallina dietro il piano e, senza farsi vedere sposta la pallina, il bambino rimane stupito che il piano, una volta piegato, non rimanga inclinato per la presenza della pallina.
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