Le neuroscienze

Non sono neurologia. Non studiano soltanto la fisiologia del sistema nervoso. Cosa c’è di nuovo? La messa in relazione del vissuto psichico con le basi fisiologiche organiche del sistema nervoso → studio delle basi neurobiologiche degli stati psichici. Sono discipline ponte che mettono in relazione le funzioni psichiche caratterizzate dal darsi in prima persona con il darsi all’esterno dei meccanismi fisiologici concomitanti del sistema nervoso. Non è possibile far collassare la prima e la terza persona in un'unica cosa – nessuno potrà mai immedesimarsi in me basandosi su osservazioni esterne, allo stesso tempo non posso osservarmi come oggetto – le neuroscienze quindi gettano un ponte tra questi due punti di vista (vedi Fechner).
Un primo campo è quello degli stati onirici – vedere per esempio le onde cerebrali oppure la muscolatura concomitante agli stati onirici. Suggeriscono una soluzione per cui lo psichismo è incarnato nelle funzioni biologiche. Damasio → io faccio i conti con la corporeità della percezione di un pericolo ancora prima di averlo immesso nella cognizione. I vissuti dello psichismo si radicano quindi in un complesso organico. La tendenza è quella riduzionistica ossia la riduzione dello psichismo alle funzioni organiche. Il dato di partenza è il vissuto in prima persona e vediamo quali sono le concomitanti del suddetto vissuto → posso fare il tracciato elettroencefalografico concomitante a un determinato vissuto psichico, ma questo non significa determinare il fenomeno, solo comprenderne una parte → il rischio deterministico è sempre presente!

Le neuroscienze si presentano come un ambito diversificato di domini scientifici in cui si vuole gettare un ponte. Le neuroscienze si declinano al plurale in quanto la correlazione tra psichismo e fisiologia può essere affrontata a diversi livelli di analisi. Quelli più complessi sono quelli di correlazione tra vissuti in prima persone e le corrispondenti variazioni nel neuro imaging. Le neuroscienze si diversificano quindi per i diversi livelli di analisi. Es i meccanismi biochimici sono più lontani dai vissuti, mentre sulla base delle immagini neurofunzionali possiamo intuire cosa la persona sta vivendo.
Emerge la neuroetica che pone la questione di quali siano le concomitanti neurobiologiche dei vissuti valoriali. La prima accezione di questo termine è l’interesse etico alle questioni portate dalle neuroscienze – per esempio quando può essere lecito portare un referto di neuro imaging in un processo giudiziario. Nella seconda accezione – Roskis – neuroetica come studio delle basi biologiche dell’etica → come funziona il mio cervello quando devo prendere decisioni valoriali/di carattere etico. Si pone un ponte qui fra l’essere e il dover essere (il mondo dei valori). La neuroetica va a interessarsi come anche i valori possano incarnarsi in una dimensione corporea che può essere oggetto di studio scientifico.

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