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Memoria

La memoria è la capacità di registrare, immagazzinare, conservare e recuperare informazioni e permette il coordinamento spazio-temporale delle azioni.
Già in antichità si presupponeva che le tracce mnestiche si legassero tra loro grazie a vincoli associativi, sulla base della somiglianza o contiguità.
La memoria associativa sembra sia la forma più primitiva di memoria.
L’idea che la memoria funzioni su basi associative è antica. Si presupponeva, infatti, che le tracce mnestiche si legassero tra loro grazie a vincoli associativi; basti pensare che molti ricordi si fondano su questi principi come i tentativi che effettuiamo per ritrovare nella memoria il nome o il volto di un nostro vecchio compagno di scuola.
Presupposto di base del concetto associazionista sono il legame tra le tracce e l’uomo visto come soggetto passivo di fronte alle informazioni e la mente dell’uomo come tabula rasa su cui l’ambiente opera delle trasformazioni.

I primi esperimenti sistematici sulla memoria furono condotti da Ebbinghaus. A questo autore si deve la costruzione della curva dell’oblio e di quella della ritenzione. La curva dell’oblio è un sistema che permette di prevedere la percentuale di errori nella rievocazione. Infatti afferma che, una volta memorizzata una serie di stimoli (lui usò i trigrammi privi di senso per avere stimoli neutri da un punto di vista del significato e dell’eventuale valore affettivo), la prima ripetizione non presenta errori, mentre nelle successive, ad intervalli di tempo maggiori, gli errori tendono ad aumentare, fino ad un valore di memoria vicino allo zero dopo alcuni giorni. Con il passare del tempo il calo di memoria aumenta, ma è molto più lento, perché la curva ha una forma asintonica cioè tende allo zero senza mai giungervi. La curva della ritenzione, invece, riguarda l’immagazzinamento ed afferma che la memorizzazione di dati dopo la prima o seconda ripetizione è molto modesta, ma che aumenta più velocemente nelle successive ripetizioni. La curva di ritenzione non è uguale per tutte le forme di memoria. Il riconoscimento segue una curva distinta: un volto memorizzato 20 anni prima e mai più rivisto non sarà richiamabile in memoria ma potrà essere facilmente riconosciuto.
Ebbinghaus evidenziò anche che esiste un limite di saturazione nella fase di acquisizione in memoria: una ripetizione che supera le 100- 120 volte non è conveniente.
Nel 1968 Atkinson e Shiffrin presentarono un modello sulla memoria umana; questo rappresentava il prototipo di una nuova concezione della memoria, vista come funzionalmente attiva e non come un semplice contenitore di stimoli.
La mente umana poteva essere assimilata alle operazioni svolte da un calcolatore; da ciò deriva la concezione dell’uomo come elaboratore di informazioni (Human Information Processing).
Il modello prevede tre stadi corrispondenti a tre rispettivi magazzini di memoria: il primo comprendeva dei registri sensoriali in grado di catturare l’informazione in entrata, proveniente dai sensi e trattenerla per un brevissimo tempo. Da questi registri, l’informazione veniva inviata ad un magazzino di memoria a capacità limitata (MBT) e infine trasferita ad un ultimo magazzino per la definitiva archiviazione (MLT).
I rilievi più salienti relativi al funzionamento di tali magazzini sono:
1. i registri sensoriali ricevono il messaggio esterno attraverso una modalità pre-attentiva e lo trasferiscono automaticamente nella MBT, la quale lo recepisce attraverso i processi dell’attenzione e lo trasferisce a sua volta nella MLT
2. La perdita di informazione avviene nei registri sensoriali per decadimento,per interferenze nella MBT o per interferenza nella MLT.
3. L’informazione è una copia esatta dello stimolo originale nel registro sensoriale, in codice fonetico nella MBT e in codice semantico nella MLT.
4. La capacità dei tre magazzini è differente: illimitata nel registro sensoriale, di 7 più o meno 2 nella MBT e illimitata nella MLT.
5. La traccia viene mantenuta per pochissimo nel registro sensoriale ,circa 30 secondi nella MBT e da pochi minuti a anni nella MLT.
6. Le informazioni nel registro sensoriale non sono recuperabili perché codificate in modo precategoriale; nella MBT il recupero è favorito da indici fonetici, nella MLT da suggerimenti esterni, da ritualizzazione del contesto e da indici di ricerca.
Il modello di Atkinson e Shiffrin non è stato esente da critiche. Tra queste la più importante riguarda il ruolo del rehearsal nell’apprendimento. Gli autori previdero che a una maggiore permanenza di un item nel magazzino a BT corrispondesse un migliore apprendimento nel senso che il trasferiment a LT sarebbe stato assicurato dal rehearsal. Altri studiosi hanno invece osservato che non sempre la ripetizione del materiale produce automaticamente apprendimento.
In particolare Craik e Lockhart svilupparono la teoria della profondità della codifica in contrapposizione alla teoria di Atkinson e Shiffrin.
L’aspetto centrale di questa teoria consiste nel ritenere che la durata della traccia presenta in memoria dipenda dalla profondità con cui lo stimolo è stato elaborato in fase di codifica.
Dagli anni 70 fino agli anni 80 il panorama scientifico relativo agli studi sui processi di memoria si è ulteriormente arricchito da nuovi contributi.
La MBT viene descritta come un magazzino temporaneo a capacità limitata. Tale capacità prende il nome di span di memoria ed è solitamente compreso tra 5 e 9, in media 7 elementi ( da qui l’espressione il magico numero 7, coniato per la prima volta da Miller). Nella MBT esiste inoltre un sottomagazzino definito “buffer di reiterazione” e consiste di spiegare due fenomeni quando ci si sottopone alla rievocazione immediata di una lista di parole:
-effetto primacy, indica la tendenza a ricordare più frequentemente i primi elementi di una lista; sono quelli che rimangono per più tempo nel buffer e hanno la possibilità di essere immagazzinata nella MLT
- effetto recency indica invece la tendenza a ricordare gli ultimi elementi di una lista. Sono ancora presenti nel buffer al momento della rievocazione.
Proprio in questi anni Baddley e collaboratori svilupparono il modello di memoria di lavoro (working memory), piuttosto che parlare di memoria a breve termine.
La memoria di lavoro viene descritta come un sistema in cui vengono mantenute temporaneamente delle informazioni mentre si svolgono altri compiti ( es. ragionamento, decisione, ecc).
La memoria di lavoro fornisce il sostegno cognitivo necessario per poter svolgere prove che coinvolgono l’immagazzinamento a BT di varie informazioni.
Nel modello di memoria di lavoro è compreso il concetto di esecutivo centrale (meno indagata dallo stesso Baddley) che ha la funzione di supervisore nei confronti di 2 sottosistemi definiti: processo articolatorio ( è coinvolto nell’immagazzinamento dell’informazione verbale e per questo si avvale di un magazzino a BT) e magazzino visuo-spaziale ( svolge una funzione analoga al processo articolatorio solo con materiale visuo-spaziali).
Sempre in quegli anni Tulving ha proposto un’interessante distinzione, all’interno della MLT, tra due tipi di conoscenze: una di tipo dichiarativo e l’altra di tipo procedurale.
La conoscenza di tipo dichiarativa è a sua volta distinguibile in memoria episodica ( fa riferimento ai ricordi della propria esistenza, eventi a cui si è assistito. È una memoria di tipo consapevole, contraddistinta da riferimenti spazio- temporali) e una memoria semantica ( è la memoria preposta alla conservazione delle conoscenze. È importante per lo svolgimento delle nostre attività quotidiane, è costituita da proposizioni generali- sapere che Roma è la capitale d’italia, 6x3=18-)-
I due sistemi sono indipendenti l’uno dall’altro: infatti studi su pazienti amnesici, manifestano una dissociazione tra le due forme di conoscenza nel senso che mentre la memoria semantica è spesso integra, quella episodica risulta essere deficitaria.
Tulving pone attenzione al ruolo svolto dalla memoria autobiografica all’interno della distinzione tra memoria episodica e semantica.
L’autore riconduce la memoria autobiografica in virtù a riferimenti strettamente personali che sono organizzati gerarchicamente nella struttura cognitiva ( es. il ricordo di un evento luttuoso di un caro).
Contrapposta alla memoria dichiarativa, vi è quella procedurale, preposta a tutte le conoscenze che possediamo sullo svolgimento di una particolare attività, senza esserne necessariamente consapevoli di come e quando le abbiamo apprese. Tali attività o sequenze sono definiti script ( andare alla posta, prenotare al ristorante); mano a mano che l’esperienza aumenta i tempi di esecuzione diminuiscono.
Come è stata rilevata una dissociazione tra memoria episodica/ semantica, vi è una dissociazione tra memoria dichiarativa e procedurale, essendo preservata solo la seconda. Molti amnesici manifestano, infatti, dei chiari apprendimenti pur negando di essersi mai confrontati con un particolare materiale.
Un altro contributo fu quello dato da Sperling.
Egli ha dimostrato, grazie ad un esperimento molto semplice, l’esistenza di una memoria sensoriale. Presentava per un tempo ridottissimo una matrice di consonanti e successivamente si chiedeva ai soggetti di nominare tutte le lettere che si ricordavano( procedura a resoconto totale). I soggetti ricordavano 4-5 consonanti anche se dichiaravano di averle viste tutte. Ciò spinse Sperling a mettere a punto una nuova procedura a resoconto parziale in cui i soggetti venivano informati che una volta sparita la matrice dovevano rievocare le lettere di una riga target dopo aver sentito un suono acustico.
I risultati dimostrarono che la prestazione era sempre la stessa a prescindere dalla riga di cui si richiedeva la rievocazione.
Replicato l’esperimento, modificando l’intervallo di tempo che intercorreva tra la scomparsa della matrice e il suono, osservò che la capacità di rievocare tutte le lettere della riga target diminuiva rapidamente quanto maggiore era l’intervallo che intercorreva fra la scomparsa della matrice e l’emissione del suono.
Questi risultati hanno dimostrato l’esistenza di una memoria iconica a capacità illimitata e una di brevissima durata in grado di conservare l’informazione come copia degli stimoli sensoriali. Si ipotizza che oltre alla componente iconica, nel magazzino sensoriale vi sia una componente ecoica che conserverebbe l’informazione acustica.
Per quanto riguarda i deficit mnestici, si definisce amnesia anterograda quel deficit a carico degli eventi successivi ad un evento patogeno dovuto ad un incapacità di registrare nuove informazioni, e amnesia retrograda quel deficit a carico di eventi immediatamente precedenti ad un trauma per un insufficiente ritenzione delle informazioni precedentemente registrate.
Nelle amnesie organiche pare che sia l’amnesia retrograda sia l’amnesia anterograda siano in relazione ad un danno alla regione mediale del lobo temporale. La funzione di tale area è importante per la registrazione e l’archiviazione delle informazioni. Nei traumi cranici è tipica la presenza di una amnesia anterograda e retrograda, anche se va considerato come un disturbo della memoria conseguente ad un trauma può non essere in relazione diretta con l’insulto organico ma al contorno affettivo che l’accompagna. Nelle demenze, come l’Alzheimer, si assiste ad una progressiva perdita delle funzioni cognitive. Il disturbo della memoria interessa inizialmente la capacità di fissare nuove informazioni e di rievocare eventi recenti e si estende successivamente all’impossibilità di rievocare eventi sempre meno recenti. Per quanto riguarda le amnesie psicogene, particolare rilievo va dato all’isteria e a tutti quei quadri ad essa collegati che portano a dimenticare in modo patologico la realtà . Anche i disturbi d’ansia sembrano influenzare la capacità del soggetto di percepire, selezionare e memorizzare le informazioni.

Da un punto di vista applicativo, gli studi sulla memoria hanno importanti implicazioni sia da un punto di vista clinico che scolastico. È ampiamente dimostrato che un deficit nella memoria di lavoro
E’ stato ampiamente dimostrato come un deficit nella memoria di lavoro può compromettere l’apprendimento scolastico, poiché attività come la risoluzione di problemi aritmetici, la comprensione del testo e la manipolazione dell’informazione dipendono dalla memoria di lavoro. E’ possibile inoltre ipotizzare che rispetto ai bambini con un disturbo da Deficit dell’Attenzione e Iperattività le difficoltà scolastiche possano essere anche attribuite ad una difficoltà nel funzionamento della memoria di lavoro, piuttosto che esclusivamente alla diretta conseguenza dei sintomi comportamentali come disattenzione e impulsività.
Un’ulteriore applicazione della memoria è la neuropsicologia che studia le funzioni cognitive, le valuta attraverso strumenti psicometrici, predispone percorsi di riabilitazione per deficit di memoria dovuti al deterioramento, a traumi o lesioni cerebrali. I deficit di memoria possono essere retrogradi, quando il soggetto non ricorda quanto è avvenuto prima di un incidente, o anterogradi quando non ricorda i momenti successivi. Attraverso appositi memory training è possibile recuperare parzialmente o totalmente i deficit o quanto meno organizzare le proprie abitudini così da minimizzare l’impatto delle amnesie sulla propria quotidianità.
Il normale orientamento spazio-temporale dipende dall’efficienza della memoria a lungo termine; i malati di demenza o del morbo di Alzheimer sono spesso disorientati nel tempo e nello spazio. Spesso lo stato di confusione spazio-temporale implica l’agnosia, ovvero la perdita della capacità di riconoscere gli oggetti e il loro uso appropriato.
Possiamo fare riferimento a scale cognitive che misurano tra gli altri fattori anche la memoria, come la scala W.A.I.S. o altri reattivi quali il profilo di rendimento mestico (P.R.M.), il reattivo delle figure complesse, entrambi di Rey, e il test di memoria comportamentale Rivermead (R.B.M.T)
Il profilo di rendimento mestico di Rey, formato da 7 subtest più 2 supplementari, è utile
per l’esame individuale della memoria in soggetti adulti. Il reattivo delle figure complesse di Rey permette di distinguere i casi di insufficienza mnemonica dai problemi di organizzazione visuomotoria.
Il test di memoria comportamentale Rivermead è utile nell’evidenziare i deficit di
memoria nel quotidiano e permette di seguire eventuali modifiche nel tempo di deficit mnestici di pazienti cerebrolesi dopo un eventuale lavoro di riabilitazione. I disturbi di memoria sono tipici oltre che di pazienti affetti da demenza, oligofrenia, cerebrolesioni, anche da pazienti psicotici gravi, dove il disturbo di memoria, legato soprattutto alla MBT, è connesso a difficoltà di attenzione verso il mondo esterno, e dei pazienti alcolisti cronici, dove il disturbo mestico è il risultato di un più generale deterioramento delle funzioni mentali.

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