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La psicologia generale si occupa delle principali funzioni cognitive e mentali dell’essere vivente. Le informazioni che provengono dal mondo esterno vengono percepite, filtrate (processi attentivi) e memorizzate, alcune arrivano alla coscienza e altre no; vengono rielaborate in memoria e utilizzate per produrre altra conoscenza (ragionamento, problem solving). Questo sistema di cose ci permette di muoverci all’esterno e interagire (linguaggio e comunicazione) e raggiungere degli scopi (motivazione) che possono soddisfarci o meno (emozione).
Un approccio che ha contribuito fortemente allo studio di questi processi e che ha segnato una tappa importante nella storia della psicologia è l’approccio della Gestalt.
La scuola della Gestalt nasce in Germania intorno agli anni ’20 ed i più importanti esponenti di tale movimento sono Werthermer, Koffka, Kohler e successivamente Lewin. Si discostano fortemente dalle prospettive americane dell’associazionismo, dell’elementarismo e dello strutturalismo comportamentista in cui si presta attenzione ai singole strutture o ai singoli processi mentre non si tiene conto del fatto che in ogni attività umana vi è l’influenza di un tutto che è qualcosa di superiore alla somma delle parti. Principale oggetto di studio della scuola della Gestalt è il dato fenomenico immediato, cioè la realtà così come si presenta all’esperienza, distinta dalla realtà fisica (che invece veniva studiata con l’introspezionismo). La scuola della Gestalt ha contribuito in modo fondamentale nello studio della percezione, dell’apprendimento e del problem solving e delle dinamiche di gruppo.

Per quel che riguarda la percezione Werthermer, Koffka e Kohler hanno sottolineato fortemente il fatto che noi tendiamo alla pregnanza, e cioè alla ricerca di armonia e simmetria in ciò che percepiamo e quindi guarderemo ad un insieme di elementi come un tutt’uno integrato. Il loro interesse si rivolge quindi non allo studio dei singoli elementi ma della relazione che tra esse intercorre all’interno del campo percettivo. La nozione di campo indica l’attrazione tra elementi e la loro organizzazione nel formare una Gestalt: la variazione anche di un solo elemento comporta necessariamente una ristrutturazione dell’interno campo, creando i presupposti per una configurazione globale diversa. L’organizzazione di base della percezione è il rapporto tra figura e sfondo: ogni stimolo che funge da figura emerge sempre in relazione ad uno sfondo. In questo anche la nostra esperienza passata ha un ruolo importante (ma non fondamentale) per quanto non modifichi le leggi di organizzazione strutturale dell’esperienza può portare a prediligere certe organizzazioni piuttosto che altre. I Gestaltisti identificano alcune regole della percezione. Queste regole identificano quali sono le caratteristiche degli elementi che più possono portarli a vederli come un tutt’uno e sono utili ancora oggi per comprendere il formarsi delle illusioni ottiche. Esse sono: trovarsi vicini, essere simili, essere disposti su una stessa linea, muoversi insieme, avere forme chiuse. Queste conclusioni erano state raggiunte attraverso lo studio del movimento stroboscopico (1912): se si illumina in un primo momento un punto, in un’ambiente buio, e in un secondo momento un altro punto vicino si tenderà a percepire un movimento dal primo punto al secondo piuttosto che due elementi separati che si illuminano indipendentemente. Questo esperimento segna l’inizio dell’idea che il processo percettivo sia organizzato dall’interno alle parti e non viceversa.
In alcune comunità scientifiche come il cognitivismo e le neuroscienze computazionali le teorie della percezione della Gestalt sono state criticate in quanto più descrittive che esplicative. Inoltre l’approccio americano del New Look on Percepition rappresentato da Bruner e Goodman critica l’idea Gestaltista per cui la percezione dipende da strutture innate. Secondo questo approccio invece il soggetto è attivo costruttore delle sue esperienze percettive ed esse dipendono da motivazioni, stati emotivi, elementi culturali ed ambientali.

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