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Concetti Chiave

  • La malattia mentale è difficile da definire poiché si riferisce a funzioni mentali alterate, spesso invisibili e complesse da comprendere.
  • Storicamente, i malati mentali sono stati emarginati e puniti, passando da considerazioni religiose a una visione medica e specialistica con la nascita della psichiatria.
  • I criteri per riconoscere la malattia mentale includono il criterio statistico, socio-culturale e sintomatico-descrittivo, ognuno con le proprie limitazioni e ambiti di applicazione.
  • I principali metodi di classificazione delle malattie mentali sono l'ICD-10, che include tutte le patologie, e il DSM-IV, focalizzato esclusivamente su quelle psichiatriche.
  • Il movimento dell'antipsichiatria è emerso per enfatizzare l'importanza di considerare il paziente nella sua totalità, piuttosto che limitarsi a trattare la malattia mentale.

Il concetto di malattia mentale

Il concetto di malattia mentale viene spesso associato ad una persona che esce dalla normalità. Non è semplice definire la malattia mentale in quanto fa riferimento a qualcosa di poco concreto; infatti, ciò che è alterato sono le funzioni della mente, ma essendo invisibile, risulta difficile comprendere appieno le sue manifestazioni patologiche.

Storia della follia e della psichiatria

Nel corso della storia i malati mentali sono sempre stati emarginati e addirittura puniti e incarcerati. Il concetto di follia nel tempo ha subìto diverse interpretazioni. Nell’antichità si pensava che il folle fosse un invasato divino, quindi controllato da qualche divinità penetrata nel corpo dell’individuo. Nell’epoca medievale invece la follia venne elaborata come possessione diabolica e quindi il malato veniva considerato colpevole e passibile di punizione come la tortura e anche l’uccisione, analogamente agli eretici e alle streghe. Tra il Seicento e il Settecento il folle iniziò a essere considerato come un “deviante” in quanto deviava da quelle che erano le norme sociali dell’epoca, e con essi erano compresi i vagabondi, i mendicanti e i delinquenti senza dimora, considerati pericolosi per la società e quindi rinchiusi in vere e proprie carceri. Dall’Ottocento si assistette al fenomeno della “medicalizzazione” della follia, che cominciò a essere considerata una malattia della mente e del comportamento, e quindi di competenza dei medici: era quindi una vera e propria patologia che andava diagnosticata e curata. In questo stesso periodo vennero gettate le basi della psichiatria, cioè la specializzazione medica che si occupava di diagnosticare e curare i disturbi mentali. Ad accompagnare la nascita della psichiatria, ci fu la creazione di luoghi specifici dove internare e “curare” i malati di mente, ossia i manicomi: si trattava di strutture in cui segregare e rinchiudere i folli separandoli dalle persone normali. All’interno di queste strutture venivano adottate pratiche sedicenti curative che in realtà erano vere e proprie violenze fisiche e psicologiche sul soggetto.

Nello stesso periodo nasce il movimento dell’antipsichiatria, fondato dagli stessi psichiatri che non volevano più considerare il malato solo per la sua malattia come accadeva nella psichiatria, ma consideravano la persona in tutto il suo insieme, corpo e anima.

Criteri per riconoscere la malattia mentale

Non è facile stabilire ciò che è normale da ciò che è patologico, e il confine tra normalità e patologia è molto sottile. Esistono tre criteri utilizzati in ambito clinico per riconoscere la malattia mentale. Il criterio statistico stabilisce che è normale ciò che è frequente, cioè ciò che accade più frequentemente nella popolazione, ma questo implica che ciò che non è frequente è anomalo. Secondo il criterio socio-culturale invece, sono normali i comportamenti che si conformano con tutta la società, ma il limite di questo criterio è che ogni società è diversa, per cui ciò che è normale in un paese sarebbe anomalo in un altro. Il terzo criterio sintomatico-descrittivo è il più oggettivo dei tre, e stabilisce che è anormale ciò produce comportamenti che molestano gli altri, fonte di disagio e pericolosi per se stessi e gli altri e che interferiscono con il normale svolgimento dell’attività quotidiana.

Metodi di classificazione delle malattie mentali

Esistono diversi metodi di classificazione della malattia mentale, i maggiormente utilizzati in ambito clinico sono due. Il ICD-10, ossia classificazione internazionale delle malattie, pubblicato nel 1992, classifica tutte le patologie esistenti e non solo quelle psichiatriche. È elaborato dall’OMS e utilizzato prevalentemente nel Terzo Mondo. Invece il DSM-IV, cioè il manuale diagnostico dei disturbi mentali, elaborato da APA e pubblicato nel 1994 e rivisitato nel 2000, comprende solo le patologie psichiatriche ed è utilizzato nei paesi occidentali. I criteri utilizzati in questo manuale sono la chiarezza del linguaggio, l’analicità delle descrizioni e la valutazione multimediale. Esiste anche la distinzione tra nevrosi e psicosi, utilizzato in Europa. Essa distingue le nevrosi come disturbi psichici che complicano il rapporto del soggetto con la realtà ma non lo compromettono gravemente, ad esempio le fobie, inoltre il soggetto è consapevole della malattia ed è in grado di chiedere aiuto. Le psicosi invece sono disturbi psichici che compromettono molto gravemente il rapporto con la realtà, come ad esempio la schizofrenia, e il soggetto non sempre è consapevole del suo disturbo e non è quindi in grado di chiedere aiuto.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è la difficoltà principale nella definizione di malattia mentale?
  2. La malattia mentale è difficile da definire poiché si riferisce a funzioni mentali alterate che sono invisibili, rendendo complicato comprendere le loro manifestazioni patologiche.

  3. Come è cambiata la percezione della follia nel corso della storia?
  4. Nel corso della storia, la follia è stata interpretata in vari modi, da invasione divina nell'antichità a possessione diabolica nel Medioevo, fino a essere vista come una malattia della mente con l'emergere della psichiatria nell'Ottocento.

  5. Quali sono i criteri utilizzati per riconoscere la malattia mentale?
  6. I tre criteri per riconoscere la malattia mentale sono: il criterio statistico (frequenza nella popolazione), il criterio socio-culturale (conformità ai comportamenti sociali) e il criterio sintomatico-descrittivo (comportamenti che causano disagio o pericolo).

  7. Quali sono i principali metodi di classificazione delle malattie mentali?
  8. I principali metodi di classificazione sono l'ICD-10, utilizzato nel Terzo Mondo, e il DSM-IV, utilizzato nei paesi occidentali, con criteri di chiarezza e analiticità nelle descrizioni.

  9. Qual è la differenza tra nevrosi e psicosi?
  10. La nevrosi comprende disturbi psichici che non compromettono gravemente il rapporto con la realtà, mentre la psicosi compromette gravemente tale rapporto, con il soggetto che può non essere consapevole del proprio disturbo.

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