L'antropologia studia le culture delle società cosiddette "primitive". L'antropologo studia le usanze di quelle società, ossia la loro cultura.
La cultura è l'insieme di usanze, regole, tradizioni, modi di produrre, fare economia, lingue e saperi di una società. Ogni gruppo sociale ha una propria cultura. La cultura nasce da una necessità, perché senza di essa non potremmo sopravvivere, dato che "l'uomo è un animale sociale" (Platone)
L'inculturazione è il processo di acquisizione della propria cultura, mentre l'acculturazione si ha quando un individuo assume, in seguito a migrazione o contatto, la cultura di un'altra società.
L'uomo nasce, a differenza di tutti gli altri animali, inadatto al contesto e ne diventa adesso grazie ad artefatti (abbigliamento, veicoli ecc...). Ha quindi capacità di adattamento elevatissime.
L'uomo non è specializzato in nulla, ma proprio grazie a questo riesce ad adattarsi e specializzarsi in qualcosa.
La cultura serve a sopravvivere come collettività. L'antropologia studia anche le relazioni delle diverse società.

L'etnocentrismo era la convinzione che una cultura sia superiore alle altre; un atteggiamento collettivo che consiste nel ripudiare le altre forme culturali, morali, religiose, sociali, estetiche rispetto alle altre.
A rimpiazzare questo concetto è arrivato il relativismo culturale, ossia la convinzione che non esista una cultura superiore alle altre, in quanto ogni cultura nasce come risposta a esigenze diverse e che dunque non va vista come un'inferiorità ma come una testimonianza di pluralità di forme culturali possibili.

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