josh98 di josh98
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La comunicazione

In generale comunicare significa mettere in comune qualcosa con qualcun altro. Questo qualcosa può essere materiale (denaro, pane) oppure non materiale ma comunque concreto (tempo, spazio); può essere qualcosa di simbolico, ossia di mentale, ma non per questo meno importante (psiche, idee, opinioni, informazioni, abilità, emozioni, sentimenti, pregiudizi).
È da notare che, mentre nel caso delle realtà concrete c’è sempre uno che perde e uno che guadagna, nel caso delle realtà simboliche che vengono condivise, la legge è un’altra: entrambi ci guadagnano; ad esempio per chi fornisce e spiega un’informazione questo atto può servire anche per lui per ripassare, consolidare e a volte anche capire meglio l’argomento che ha trasmesso, oppure chi dichiara a un altro un suo sentimento, lo ritrova dentro di sé consolidato. È per questi motivi che comunicare in modo adeguato è uno dei bisogni vitali di tutti noi.

Già nel bambino piccolo si può notare questo bisogno, infatti, anche durante il primo anno di vita, prima di poter cominciare a comprendere i significati delle parole, il bambino è molto più a suo agio (è più severo, cresce meglio nella fiducia in sé stesso e quindi anche in tutte le sue facoltà mentali) anche se riceve spesso dagli adulti comunicazioni verbali.
Il bambino piccolo ha bisogno del linguaggio verbale come ricevente, ma ha bisogno anche di esso come emittente, per cui ha bisogno di crescere in un ambiente dove i suoi primi tentativi di pronuncia delle parole (vocalizzazione, lallazione, balbettio) e di abbinamento sensato delle stesse vengano accolti, incoraggiati, corretti e perfezionati.
Data la vastità dei possibili contenuti che possono essere comunicati, secondo la famosa scuola di psicologia della comunicazione nel corso della nostra vita, consciamente o inconsciamente, volontariamente o involontariamente, noi comunichiamo sempre “da-a”, in mille modi diversi e al limite con ogni nostro comportamento che avvenga in presenza di qualcun altro. Qualcuno ritiene che questo sia esagerato e che renderebbe troppo vago il concetto di comunicazione.
D’altra parte il problema più grave e più interessante da analizzare è che non sempre succede che riceviamo dagli altri, o trasmettiamo in modo che gli altri ci ascoltino, comunicazioni volontarie su argomenti che ci interessino nel profondo.
In generale comunque si può dire che comunicare “da-a” in modo anche volontario è uno dei bisogni principali e assoluti della vita umana e che comunicare con i propri simili è anche, direttamente o indirettamente, la convinzione per soddisfare anche tutti gli altri bisogni naturali dell’essere umano.

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