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Il piano di osservazione


Esistono molte definizioni di osservazione, quella proposta da Weick individua alcuni tratti salienti:
- Selezione: comprende la scelta del problema da indagare, la situazione in cui osservare, lo spaccato di realtà da focalizzare all’interno della situazione, la combinazione di strumenti per immagazzinare e registrare il segmento di realtà da studiare, i soggetti da osservare, i metodi di raccolta.
- Provocazione: si fa riferimento a quei cambiamenti improvvisi dei comportamenti dei soggetti osservati, che vengono messi in atto nel naturale svolgimento dei fatti e servono a incrementare la chiarezza dei risultati.
- Registrazione: riguarda l’annotazione grezza degli eventi.
- Codifica: è una semplificazione delle registrazioni, mediante l’apporto di strumenti come i sistemi di stima, i sistemi di categorie o l’annotazione delle frequenze.

Set: Weick si riferisce all’insieme di misure che gli studi osservativi dovrebbero usare in situazioni differenti. Può essere inteso anche nel senso di differenti raggruppamenti di comportamenti o situazioni che possono produrre diversi risultati.
In situ: indica l’accorgimento ecologico usato per ottenere dati in situazione naturale.
Finalità empiriche: i diversi scopi verso cui può essere indirizzata l’osservazione.

La sistematicità è garantita da:
- L’utilizzazione di strumenti calibrati per focalizzare l’oggetto o la situazione;
- La determinazione delle condizioni;
- L’intenzionalità nell’azione in quanto rapportata a obiettivi previsti;
- La selezione di procedure ripetibili.

Si può parlare anche di scientificità quando l’osservazione permette la comunicabilità e la ripetibilità dei dati, mediante il controllo di quegli aspetti che potrebbero ridurre il valore della ricerca.

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