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Le teorie sulla violenza


Sono stati condotti numerosi studi sulla violenza, esaminiamo alcune teorie.
- La teoria criminologica di Wolfgang e Ferracuti (1971): gli autori hanno condotto uno studio sulla subcultura della violenza. Chi solitamente impiega e utilizza la violenza come sistema di vita, non ritiene anormale questo comportamento perché si tratta di un comportamento legittimato da questi gruppi. Dunque si può parlare di una subcultura entro la cultura dominante.
- La teoria storico comparativa di Graham, Davis e Gurr (1969): gli autori intendono la violenza come minaccia, uso della forza fisica per raggiungere determinati fini, obbligando gli altri a fare ciò che normalmente non farebbero. In questo ambito, R. M. Brown (1969) distingue la violenza negativa dalla violenza positiva. La violenza negativa ha un carattere distruttivo dal punto di vista socio-politico e storico (assassini politici, massacri, linciaggi) perché non porta cambiamenti utili alla società. La violenza positiva, invece, è legata alla violenza delle forze di controllo per precisi scopi sociali.
- La teoria sulle tipologie di manifestazioni di Tilly (1969): l’autore individua vari tipi di violenza:
 La violenza primitiva, ovvero le lotte tra fazioni opposte e gruppi religiosi ostili.
 La violenza reazionaria, dovuta al timore di perdere diritti o privilegi acquisiti.
 La violenza moderna, fatta da associazioni orientate al raggiungimento di determinati obiettivi. Richiesta di diritti a cui ora si aspira per il progresso raggiunto.
- La teoria sui meccanismi biologici-ecologici di K. Lorenz e P. Leyhausen (1965). La tesi da loro sviluppata indica come l’aggressività potrebbe essere originata dalla sovrappopolazione in una certa area che produrrebbe uno stato di ansia e aggressività dovuta alla perdita di autonomia e libertà.
- La teoria sulla psicoanalisi di Freud (1976), invece vede l’aggressività umana come istinto di morte. Istinti di morte e di vita agiscono insieme dando vita alla storia degli uomini. Le risposte date da Freud al manifestarsi della violenza sono tre:
 Lo sviluppo di sentimenti d’amore verso tutti gli uomini davanti al pericolo di una distruzione atomica.
 La canalizzazione dell’aggressività verso oggetti che possano essere cambiati dall’azione dell’uomo per la sua utilità piuttosto che verso altri uomini o per scopi distruttivi.
 L’educazione alla ragione per il superamento degli istinti.
- La teoria di gruppo di J. Dollard (1967) afferma come l’aggressività sia un fattore acquisito, quindi non costante e si manifesta in risposta di stati di frustrazione. L’intensità della frustrazione influenza il grado di aggressività.
- La teoria dell’apprendimento sociale di A. Bandura (1963) afferma come il comportamento umano derivi da un apprendimento sociale.
- Le teorie psicologiche di Adorno (1972): l’autore afferma come il comportamento violento sia collegato alla “personalità autoritaria” (caratterizzata da steriotipia, cinismo, durezza, distruttività). È necessario dunque lavorare sulla costruzione della personalità, che sia intonata alla convivenza pacifica e democratica.
- La teoria psicosociologica di F. Demarchi, A. Ellena e G. Allport (1976): gli autori esprimono la tesi sul pregiudizio, diffuso in contesti sociali dove esistono diversi gruppi etnici, razziali, religiosi. La violenza può nascere anche a causa del pregiudizio; secondo alcuni autori il pregiudizio ha:
 Carattere patologico;
 Fa parte di un complesso di norme e valori di comportamento appresi durante la socializzazione. Dunque la violenza deve essere ricercata a livello sociale.
- La teoria della discrepanza delle aspettative di Gurr (1969) afferma come la violenza possa essere generata dal divario tra le aspettative di un individuo e i reali obiettivi conseguiti. Gurr distingue quattro casi in cui si potrebbe manifestare violenza:
1) Caso della rivoluzione delle aspettative in ascesa: le aspettative sono troppo alte rispetto alle capacità.
2) Caso della privazione declinante: il livello delle aspettative resta costante mentre le capacità tendono a diminuire.
3) Caso del gap: le capacità, dopo un periodo di crescita per soddisfare le aspettative, entrano in una fase di stasi mentre le aspettative crescono.
4) Caso della privazione persistente: se il divario tra aspettative e capapcità resta costante troppo a lungo nel tempo.
- La teoria del funzionalismo di Durkheim e Merton: gli autori affermano come la criminalità sia direttamente proporzionale all’aumento dell’anomia (assenza o mancanza di norme).
- La teoria dell’integrazione e del conflittualismo di Coser, Dahrendorf e Simmel afferma come il soggetto sia definito criminale in base ad una attribuzione di status.
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