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Locke: l’educazione intellettuale

Nella pedagogia di Locke, il gioco ha un ruolo di primo piano per garantire l’educazione intellettuale al discente. Esso non è soltanto un utile esercizio fisico che insegna al bambino a misurarsi con le proprie forze. Esso può essere anche un mezzo per l’apprendimento intellettuale e in questo caso Locke ci dice che esso dovrebbe imparare a leggere in forma di gioco. Ciò che attrae di più nel gioco è la libertà. Poiché la natura umana e molto più attratta da attività libere che non da quelle imposte, Locke arriva ad affermare paradossalmente che bisognerebbe rendere obbligatorio il gioco e libero lo studio: in questo modo il fanciullo si applicherà volentieri allo studio come se fosse un gioco soprattutto se gli sarà presentato come un premio per l’ impegno e la costanza con cui si è dedicato ai giochi divenuti obbligatori. Si tratta di un paradosso, è certo, che tuttavia nasconde una verità: lo studio deve essere piacevole, suscitare la naturale curiosità e gli interessi del discente.
Al criterio dello studio improntato all’interesse e alla curiosità, risponde anche il curriculum di studi elaborato dal filosofo inglese. L’apprendimento inizia con la lingua materna, tramite la lettura di libri facili ed interessanti. Quindi si passa all’insegnamento di una seconda lingua moderna (= il francese) tramite un metodo diretto che non preveda regole. Quando il discente avrà imparato ad esprimersi correttamente nella propria lingua e in una lingua straniera, allora potrà iniziare a studiare il latino con lo stesso metodo con cui si insegnano le lingue moderne, cioè senza tormentare troppo gli allievi con delle regole. Locke considera il latino come una lingua di cultura ancora utile per il gentiluomo dell’epoca; meno importante è invece il greco che è riservato soltanto ai dotti. Viceversa, egli dà molta importanza alle discipline che cadono sotto i sensi cioè la geografia, la geometria e le scienze. Dal suo curricolo, sono escluse la retorica, la logica, la metafisica che, secondo lui, non hanno alcuna utilità perché si impara a parlare bene e a ragionare, parlando bene e ragionando nella propria lingua. La filosofia ha solo uno spazio molto secondario, appena per saper sostenere una conversazione
Nell’opera Condotta dell’intelletto, Locke esprime il suo ideale di formazione intellettuale che consiste nel predisporre le menti tali da renderle capaci di qualunque scienza in cui esse si vogliano applicare: quindi libertà di pensiero senza l’appesantimento di regole e nozioni.
Locke integra l’educazione intellettuale con esercizi fisici (scherma, equitazione) ma anche alcuni mestieri manuali. Anche se egli è ben lontano da porsi il problema dell’educazione popolare,, in progetto di legge contro il pauperismo, egli sostenne la necessità di istituire scuole comunali per figli di famiglie indigenti dai tre ai quattordici anni, in cui, però, si insegnava solo un mestiere e con fine di ricavarne in tempi brevi un profitto economico.
Locke è anti-umanistico salvo il caso per alcune professioni (Cicerone è utile per esercitare l’avvocatura) e trascura l’estetica. Comunque, Locke ha un pregio: l’aver tracciato un profilo di azione didattica basata sul fanciullo come attore.
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