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Ferrante Aporti- il modello educativo

Nel suo Manuale Ferrante Aporti distingue le facoltà fisiche, intellettuali e morali dell’uomo e conclude dicendo che l’educazione deve avere come obiettivo il loro sviluppo equilibrato. Fa alcune osservazioni sulla curiosità dei bambini, sul desiderio di conoscere i nomi delle cose, sull’interesse che mostrano verso i racconti, su quanto sono contenti a cantare. Da qui elabora un piano di attività che, movendo da queste premesse, conduce a un programma sistematico di lezioni sugli oggetti, di nomenclatura, di primi rudimenti del leggere, scrivere è fare di conto, di preghiere, canti sacri, esercizi di ginnastica come la corsa, il salto, il gioco a palla, la trottola, il cerchio. Presentava l'alfabeto col metodo sillabico, sull’esempio di Pestalozzi.
Si tratta propriamente di un progetto di educazione sociale, di ispirazione cristiana, molto all’avanguardia per i suoi tempi, con riferimenti frequenti a vari modelli educativi: Aporti cita spesso Locke, i libri della Bibbia (l’Ecclesiaste, i Proverbi), le Lettere di San Paolo, le Massime di Giovenale. Partendo da questi autori elabora un suo modello educativo. Nell’asilo 1 bambini non devono avere cattivi esempi; chi si relaziona con loro deve avere un contegno ragionevole, ciò significa non essere impazienti e non picchiarli; non si devono mettere in atto delle false astuzie per forzarli a confessare qualcosa; non si deve avere con loro un atteggiamento sempre severo in quanto è del tutto inutile e blocca la loro fiducia negli adulti; non ci devono essere continui premi e punizioni; si deve avere un atteggiamento equilibrato con tutti loro, senza avere preferenze, ma tenendo presente che ciascun bambino ha un’indole e un carattere diverso dagli altri. Il suggerimento di Aporti agli educatori dell’asilo è di osservare e studiare attentamente i bambini soprattutto quando non si accorgono di essere osservati.
Nacquero asili sull’esempio di quello di Cremona a Milano, a Brescia, a Bergamo, a Mantova, a Verona; in Piemonte molti signori e nobildonne dell’aristocrazia si prodigarono a far nascere asili e così pure in Sicilia.
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