Rousseau, per la prima volta nella storia della pedagogia, pone al centro dell’educazione il ragazzo stesso.
L’immaturità del bambino, infatti, è la fonte da cui trarre la bontà primigenia, poiché l’infanzia ha dei modi di vedere, di pensare e di sentire del tutto speciali. (Rousseau parla appunto di puerocentrismo).
L'educazione di Emilio deve avvenire in un ambiente neutro, come la campagna, lontano dalla corruzione della città.
IL modello dell’educatore è definito negativo, infatti, deve mettersi da parte lasciando all’allievo il tempo di sperimentare e deve valorizzare i bisogni spontanei dei fanciulli e dei liberi processi di crescita.
L’educazione di Emilio non è incentrata su un programma di studio ben definito: non ci sono orari precisi, non esistono discipline di studio organizzate e non vengono prefissati obbiettivi da raggiungere.
L’educatore svolge semplicemente un ruolo di tutor che affianca il bambino e lo accompagna lungo un percorso di esperienze spontanee dal punto di vista dell’allievo, ma sotto la guida dell’insegnante.

Possiamo riassumere dunque che l’educazione negativa consiste nel creare occasioni d’incontro e indurre l’allievo a trovare soluzioni personali.
Il romanzo è suddiviso in quattro parti che corrispondono alle fasi dell’educazione di Emilio. La prima tappa va dalla nascita ai cinque anni ed è la fase in cui il bambino entra in contatto con la realtà esterna e interagisce con essa mediante i sensi.
Nella seconda fase che copre la fascia d’età tra i cinque e i dodici anni la curiosità e la spontaneità del bambino devono trovare libera espressione per garantire un adeguato allenamento dei sensi.
Durante la terza fase, ovvero dai dodici ai quindici anni ogni occasione è positiva per acquisire un nuovo sapere e le fonti di conoscenza non sono i libri, ma l’esperienza nel mondo.
L’ultima fase, ossia quella dai quindici ai venti anni è quella in cui il percorso formativo deve trovare il suo compimento e il ragazzo è pronto ad entrare nella società acquisendo la dimensione del saper fare(apprendistato).
L’educazione in quest’ultima fase assume un carattere religioso e morale e i libri vengono considerati come fonte di approfondimento.

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