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Antonio Rosmini- il modello educativo

La sua idea era che, con il pensiero rivoluzionario, gli uomini si erano allontanati da Dio: il suo intento era di agire per riavvicinare gli uomini a Dio. Si rendeva conto che si trattava di un problema pedagogico che doveva riguardare il sistema dell’educazione pubblica e privata, oltre che le famiglie. Per questo scopo riteneva che tutto fosse utile: l’opera pastorale del sacerdote che predica e amministra i sacramenti, la figura e il lavoro dei maestri e dei professori, la diffusione di cultura, la stampa e i buoni libri. Negli anni universitari di Padova aveva ipotizzato l’idea di costituire una Società degli Amici che avrebbe voluto estendere a tutta Italia con un programma di rinnovamento morale, religioso, culturale attraverso l’uso di tutti i mezzi più moderni come giornali, libri e gabinetti scientifici.
Da qui nacque il progetto di una Congregazione maschile di laici che avrebbero dovuto affiancare i sacerdoti nell’istruzione religiosa del popolo e che poi si concretizzò nella fondazione di una Congregazione di sacerdoti e di un Istituto della Carità . Fra le varie opere caritative, l’Istituto si proponeva di istruire gli ignoranti. Nel 1837 Rosmini fondò il Collegio di Domodossola con materie classiche e nel 1840 istituì un sodalizio di maestri elementari che, col tempo, insegnarono nelle scuole elementari di vari paesi della provincia di Novara.
Il movimento scolastico iniziato da Rosmini e la Congregazione da lui fondata non ebbero l’estensione di altre Congregazioni, come quella dei Salesiani fondata da San Giovanni Bosco di cui Rosmini fu amico ed estimatore. Le scuole dei “rosminiani” si diffusero in Italia, Inghilterra, Irlanda, Nord America.
Rosmini affrontò le tematiche pedagogiche in due opere: Sull’unità dell’educazione (1826) e Del principio supremo della metodica (1839, pubblicato postumo nel 1857).
Il fine dell’educazione è Dio e, secondo Rosmini, si deve introdurre nello spirito degli uomini la conoscenza e l’amore per Dio come essenziale e necessario. Pertanto in tutti gli ordini di scuola dovrebbero essere dati insegnamenti di carattere religioso. In questo senso vedeva la religione alla base di ogni educazione: a partire da essa dovevano essere insegnate tutte le altre discipline che costituiscono la cultura umana, intese come mezzi per arrivare a Dio e come nozioni indispensabili per la conoscenza di Dio.
Non si tratta, per Rosmini, di proporre l’insegnamento della religione come una delle tante materie di studio, quanto piuttosto di porre la religione come centro e fine dell’educazione. Non si può costruire l’educazione con pezzi staccati: essere religiosi in certi momenti e irreligiosi, indifferenti o atei in altri. E necessaria la coerenza in tutte le discipline. Questo non significa che ogni scuola debba trasformarsi in un seminario e nemmeno che debbano essere cancellar, dai programmi autori, libri e periodi della storia. Una buona educazione religiosa non esclude lo studio di dottrine, fatti, autori che sono o sembrano contrari ai cristianesimo; al contrario, questi argomenti devono essere giudicati in funzione del Cristianesimo. A questo scopo, nella seconda parte del saggio Sull’unità dell'educazione Rosmini abbozzò un piano di studi nel quale tutte le materie sono insegnate a partire da due presupposti: 1. come mezzi per la conoscenza e l’amore di Dio in base al primo precetto della legge cristiana «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, la tua anima, la tua niente»; 2. come mezzi per venire in aiuto al nostro prossimo, preparando lo scolaro a esercitare nella società una professione, un’arte, un mestiere utile agli altri in base al secondo precetto della legge cristiana «Amerai il prossimo tuo come te stesso».
Non si può dire che il pensiero di Rosmini sia innovativo, nello schieramento cattolico liberale del suo tempo, tuttavia si collocava in una posizione autonoma rispetto alla posizione cattolica, rappresentata, come si è detto dall’egemonia dei Gesuiti. Inoltre ebbe il merito di dare valore all’individualità del soggetto, che possiede il temperamento, il genio, la capacità di agire per il bene.
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