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Pestalozzi - Modello educativo


L’opera più conosciuta di Pestalozzi è Leonardo e Gertrude. La figura principale è quella di Gertrude,''contadina, sposa di un modesto filatore, madre di sette figli, con un profondo senso morale, che non si piega alle avversità della vita. Nel romanzo compaiono varie figure di educatori, per esempio una contadina e un ex combattente che fanno prevalere il bene dove i poteri pubblici restano indifferenti. Secondo Pestalozzi le madri sono le prime educatrici, convincimento che esprime sia nel romanzo sia nell’ultima opera scritta, Madre e figlio. A partire dalle esperienze della sua vita di famiglia, Pestalozzi dà consigli alle madri, perché mostrino ai loro bambini la varietà della vita con attenzione e delicatezza. La pedagogia spontanea della madre dovrebbe essere anche quella della maestra o del maestro che proseguono la sua opera. Attribuisce molta importanza all’intuizione per i primi insegnamenti. Pestalozzi non è innatista né empirista: ritiene che nel bambino vi siano potenzialità virtuali che hanno bisogno dell’esperienza per svilupparsi e in questo riprende Kant. Le circostanze della vita offrono la materia per ricercare in sé le motivazioni ad apprendere, per questo è indispensabile l’educazione.
Secondo Pestalozzi, è necessario cominciare presto fin dalla nascita e poi andare avanti per piccoli passi, perché le basi più semplici dell’educazione condizionano tutti gli altri passaggi. Parla di educazione elementare per indicare che l’educazione deve comprendere tutti gli aspetti fisici, intellettuali, morali e deve essere equilibrata. Secondo Pestalozzi se ci si occupa solo di una delle possibilità naturali del bambino, solo del cuore o solo della mente o solo delle attitudini pratiche, rischiamo di turbare l’equilibrio delle sue forze. L’istruzione è rivolta alla razionalità. Secondo Pestalozzi, le leggi di sviluppo della razionalità sono il numero, la forma e il nome. Perciò ogni oggetto deve essere distinto come unità a se stante, inoltre deve essere descritta pienamente la forma nell’insieme e nelle parti, nelle misure e nelle proporzioni; di seguito deve essere data una precisa nomenclatura o termino logia. Questi sono gli interventi che il maestro deve fare per organizzare il pensiero degli allievi. Secondo il suo modello pedagogico, il bambino dovrebbe distinguere presto i segmenti di una retta, la posizione orizzontale, verticale o obliqua, gli angoli, il quadrato, il cerchio e l’ellisse, perché la geometria fornisce un reticolo di riferimento a tutte le nostre intuizioni spaziali ed è indispensabile per mettere ordine nella nostra rappresentazione del mondo. Per esempio, nel Libro delle Madri Pestalozzi suggerisce alle mamme di far notare ai bambini le forme degli oggetti a partire da oggetti reali della loro esperienza, per esempio la palla, la mela, il gomitolo di lana hanno forma rotonda, la porta di casa ha forma quadrangolare. Suggerisce di abituare i bambini al confronto, per esempio facendo notare che un uomo è più grande di un bambino; di dire ai bambini che ci sono delle misure naturali per esempio il piede, il pollice ma che, essendo approssimative, è stato pensato un sistema di misura uguale per tutti.
Pestalozzi fu un innovatore anche nell’apprendimento della lettura e della scrittura. Ai suoi tempi i maestri utilizzavano qualunque testo e cominciavano a compitarlo distinguendo le lettere una a una secondo l’alfabeto. Egli sostituì a questa abitudine il metodo fonico-sillabico: iniziava da una serie di esercizi per il riconoscimento delle vocali e proseguiva aggiungendo le consonanti alle vocali stesse. Per esempio la B veniva presentata unita a tutte le vocali (BA, BE, BI, BO. BU) e così via. Mostrava ai bambini che una parola è costruita lettera per lettera. E in effetti il metodo è semplice e graduale, unito all’insegnamento orale nel quale secondo Pestalozzi si doveva partire da frasi intere con senso compiuto. Questo metodo doveva valere anche nell’insegnamento delle altre lingue.
Riguardo alla nomenclatura, Pestalozzi riteneva che fosse un aspetto importante dell’educazione perché negli ambienti rurali dove avevano sede le sue scuole la lingua era povera e, dunque, la nomenclatura era indispensabile per ampliare le conoscenze dei bambini.
I suoi ideali erano filantropici e cristiani, non accettava completamente né il razionalismo degli illuministi né il naturalismo di Rousseau. Per Pestalozzi l’ideale era risollevare i poveri dalla miseria e dare loro una nuova dignità grazie al lavoro. Riteneva che il lavoro fosse una forza innovatrice in quanto chi lavora è utile a se stesso e allo stato e s’inserisce al giusto posto nella società.
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