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Il pensiero pedagogico di A. Necker de Saussure


Albertine Necker de Saussurre occupa un posto importante nel pensiero pedagogico dell’epoca romantica poiché ha saputo dare la formulazione più equilibrata del concetto dell’educazione come processo indefinito di autoformazione a cui non si può porre alcun traguardo, nemmeno provvisorio.
L’opera in cui essa elabora la sua teoria, pubblicata tra il 1828 e il 1938 è “Educazione progressiva, o studio sul corso della vita”.
Essa esordisce rettificando il concetto kantiano che indica il fine dell’educazione nello sviluppo dell’individuo di tutta quella perfezione di cui è suscettibile. Per la Necker il fine dell’educazione è invece di dare all’allievo la volontà e i mezzi di pervenire un giorno alla perfezione di cui esso è capace. In questo modo la scrittrice vuole mettere in evidenza il concetto di “educazione progressiva”, per cui ciò che conta non sono i risultati specifici conseguiti in qualunque momento, quanto la capacità di ulteriori assimilazioni. Pertanto, il perfezionamento umano non deve mai cessare perché, come essa afferma testualmente “non crescere è decrescere, non avanzare è indietreggiare”.
Non condividendo l’ottimismo di Rousseau, sostiene con forza la funzione di guida che l’educatore deve avere, anziché limitarsi a proteggere l’educando dagli interventi estranei secondo gli insegnamenti dell’educazione negativa, per cui al “lasciar fare”, essa sostituisce il “far fare”. Nel corso del processo educativo, il ruolo dell’educatore si modifica: all’inizio esso è dominante e indiscusso, successivamente tende ad assicurarsi la cooperazione del bambino stesso e alla fine si trasforma in stimolazione della capacità ormai autonoma di perfezionamento raggiunta dall’adolescente.
In funzione dello sviluppo armonico totale, la Necker sostiene la necessità di un inizio precoce dell’educazione religiosa e dei sentimenti in genere, fra i quali riconosce già la presenza dell’ammirazione, del sentimento estetico e delle tendenze sociali ai quali essa attribuisce una grandissima importanza poiché indica nel gruppo dei bambini un fattore educativo fondamentale.
Con molta cautela, ammette le punizioni, ma bandisce i premi come immorali e attribuisce un ruolo capitale al gioco, sia sul piano igienico che morale ed intellettuale. Pur riconoscendo allo studio delle lingue classiche la massima importanza formativa, essa mette in guardia contro i pericoli delle lezioni imparate a memoria e degli aridi esercizi di traduzione: il ragazzo deve collaborare attivamente non solo con la mente, ma anche col cuore per cui è necessario che l’insegnate ne conosca e ne sappia utilizzare gli interessi
La Necker si occupata anche dell’educazione femminile, rivendicando per la donna un’istruzione fatta di studi sostanziosi che educhino l’intelligenza e tutte quelle attività estetiche e pratiche che si connettono alla sua funzione familiare.
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