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Vittorino da Feltre: l’esperienza educativa de La Giocosa


Di origine modesta, vissuto fra il 1373 e il 1446, fece i suoi studi a Padova e a Venezia, guadagnandosi da vivere come magister puerorum e contemporaneamente si dedicò allo studio della matematica, adattandosi per questo a fare il domestico in casa di docente che insegnava questa materia in casa propria ad un prezzo molto alto. Dopo questa esperienza, inizio a guadagnarsi da vivere come insegnante di matematica e di latino a Padova nella scuola-convitto del Barzizza e grazie a quest’ultimo diventò un esperto latinista di stampo ciceroniano. Quando seppe che il Guarino aveva aperto una scuola di greco a Venezia, si recò in questa città, e benché quarantenne, divento un buon conoscitore anche di questa lingua. Nel 1420, aprì a Padova una sua scuola-convitto (o contubernium come si diceva), in cui, a proprie spese, faceva pagare poco o nulla alle famiglie più povere ed insegnava greco, latino e matematica. Ebbe la proposta di ricoprire la cattedra di retorica a Padova che, però, abbandonò quasi subito a causa dell’indisciplina e della mancanza di moralità degli studenti padovani e sui ritirò a Venezia dove fondò una scuola-convitto che attirò subito studenti sua dell’aristocrazia veneziana che da ogni altra parte d’ Italia. Chiamato a Mantova come precettore dei figli di Gianfranco Gonzaga, iniziò qui uno degli esperimenti educativi più famosi di tutti i tempi: La Giocosa.
Non accontentandosi di fare da precettore ai figli del principe, trasformò una lussuosa villa del marchese in una scuola-convitto chiamata “La Zoiosa” perché destinata ai giochi e ai divertimenti, cambiando il nome in Casa Giocosa D’altra parte in latino iocus è sinonimo di ludus che a sua volta per i Romani era sinonimo di scuola.
Nella Giocosa, egli ospitò sia ragazzi di nobile famiglia che allievi provenienti da famiglie più umili, tutti selezionati dal punto di vista morale. Al mantenimento dei più indigenti provvedeva con le proprie risorse. L’esperimento ebbe molto successo a tal punto che il numero raggiunse presti 70 allievi. Il personale docente era molto ampio e comprendeva anche esperti di nuoto, di scherma, di equitazione, di canto, di musica e di pittura. Queste attività non erano semplici svaghi: servivano per osservare il carattere degli allievi ed era educazione alla socialità, ad dominarsi nelle proprie reazioni, un esercizio al proprio autogoverno o self-control come si direbbe oggi. L’educazione intellettuale, religiosa ed estetica era molto curata, anche personalmente da Vittorino e si faceva in modo che essa fosse adattata alle capacità e all’0intreresse di ciascun allievo. L’educazione impartita era enciclopedica ma solo in apparenza. Vittorino usava dire che come il corpo si ristora con la varietà dei cibi, lo spirito si ricrea alternando diverse discipline. Ritornando alle discipline del quadrivio, sembrava che Vittorino facesse un passo indietro rispetto agli umanisti del tempo, ma non era cosi: infatti lo spirito classico veniva acquisito attraverso la lettura diretta dei testi senza troppe noiose premesse grammaticali. Il latino era la lingua principale del metodo di Vittorino ed ogni insegnamento in lingua volgare era abolito. Il quadro era completato dall’educazione religiosa, curata personalmente da Vittorino che era particolarmente vicino allo spirito francescano, con l’aiuto delle lettura diretta in greco e in latino dei Vangeli e dei testi dei padri della Chiesa. Esistevano anche delle possibilità di avviare alcuni suoi discepoli anche allo studio del diritto e della medicina nelle università pubbliche. Umanisti insigni come Bracciolini e lo stesso Guarino da Verona affidarono i propri figli a La Giocosa, da cui uscirono anche personaggi di spicco, capi di stato o condottieri.
Alla morte del suo fondatore La Giocosa continuò a funzionare più o meno bene ma con molto difficoltà si riuscì ad imitare il suo esempio. Ci furono dei casi di improvvisazione di scuole umanistiche che però scomparirono molto presto a causa del ruolo avuto nell’educazione da parte dei Gesuiti.
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