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Il verismo italiano


La poetica di Zola si diffuse in Italia, principalmente a Milano fin dal 1870, negli ambienti culturali di sinistra, frequentati da repubblicani e socialisti. Egli veniva inteso come un romanziere scienziato, realista, in lotta contro le piaghe della società In nome del progresso dell'umanità. Il suo pensiero si diffuse principalmente a Milano, a causa della sua tradizionale apertura Europea, e in quanto fosse la città più vicina, dal punto di vista economico e sociale, agli ambienti stranieri, dunque più disposta a capire e accogliere un prodotto della realtà moderna come il naturalismo. La sinistra Milanese, dimostrò di non avere la forza culturale e l'altezza intellettuale necessaria per costruire una teoria artistica organica e coerente, e di dare vita ad opere veramente valide, creando nuovo linguaggio letterario. Le opere creative, si limitarono infatti alla ricerca di effetti scandalistici (Cletto Arrighi=una Nanà a Milano), o che facevano riferimento ad una protesta insistita fino alla noia e al ridicolo sugli orrori della vita degli emarginati.
Luigi Capuana Capuana fu un romanziere, giornalista del Corriere della Sera. Amico di Verga, fu il teorico che per primo parlò di Zola. Furono gli ambienti della scapigliatura ad accogliere le posizioni del naturalismo (ingiustizia sociale, critica ai borghesi). Questi non trovano un nuovo metodo di scrittura, utilizzano un narratore onnisciente. Capuana scrisse una serie di articoli dove fa conoscere la poetica di Zola, elaborando una traduzione dell'Assommoir nel 1877, creando una teoria verista, la quale riprendeva il Naturalismo, ma intendeva la letteratura in modo ben diverso. - Anche loro parlano la scientificità del romanzo, ritengono che questo potesse avvicinarsi alla scienza, ma sostengono che c'è sempre un margine di creatività. La scientificità non deve consistere nel trasformare la narrazione in un esperimento al fine di dimostrare tesi scientifiche. Essa si deve manifestare solo nella forma artistica, nella quale si ha l’impersonalità dell’opera, l’eclissi dell’autore, cioè come scomparsa dal testo del tradizionale narratore che interviene, commenta e giudica. - Ritengono che il romanzo si possa avvicinare alla scienza per l'impersonalità dello stile dell’autore, si ha infatti l'eclissi dell'autore; egli non doveva esprimere giudizi personali, deve mimetizzarsi nei suoi personaggi, il lettore non deve avere l'impressione di assistere alla narrazione di un fatto, ma quella di assistere direttamente allo svolgersi del fatto, di esserne
immerso. Verga era più impersonale di Zola, ma comunque introduce giudizi, secondo Capuana. Ad esempio, nei Malavoglia, viene adottata la lingua parlata dai siciliani, e l'autore è impersonale. I Veristi hanno meno fiducia nel progresso, provenivano da realtà molto degradate, dalla Sicilia si trasferiscono al nord, soprattutto a Milano; sono dunque conservatori.
Scienza e forma letteraria: L’impersonalità-Luigi Capuana Questa pagina è stata tratta dalla recensione ai Malavoglia di Verga, pubblicata nel 1881 sul “Fanfulla della domenica”. Egli afferma che I Malavoglia si annodano agli ultimi appelli della catena dell'arte, lo sviluppo del romanzo moderno, che è passato da Balzac, a Flaubert e a Zola. L'evoluzione di Verga è completa, il principio di impersonalità è stato applicato in maniera perfetta, mentre gli altri utilizzavano un narratore onnisciente. La vita dei campi, e I Malavoglia, saranno un corrosivo alla letteratura bislacca, se avranno una meritata introduzione in francese, eserciteranno una grande influenza anche in una sfera più larga, e conteranno qualcosa anche nella storia generale dell'arte; era però difficile tradurre dal siciliano al francese. Zola ha toccato una cima molto alta riguardante l'impersonalità, l'ideale dell'opera d'arte moderna. Emerge un elogio per Verga, in quanto in Italia, c'è voluto un'immensa dose di coraggio per rinunciare arditamente ad ogni più piccolo artificio, tradizionale, non avere per forza un lieto fine, avvicinarsi al vero, non spiegare i minimi dettagli utili a comprendere il contesto storico-sociale, rinunciare al colpo di scena, alla suspence. È stato necessario anche molto talento per rendere vivi i Pescatori del romanzo, attaccati agli scogli lavici del paese di Aci Trezza. Egli si sofferma su piccole azioni quotidiane per costruire un certo contesto, ma non si sofferma ad iscriverlo come se ci fosse un narratore esterno. Ad esempio tratta dei Pescatori che finiscono per cercare di tornare alle condizioni di prima; per far ciò delle espressioni gergali, che utilizzerebbero loro, non tanto parole elevate. Non bisogna aspettarsi un finale, c'è un interesse che cresce poco a poco; a questo proposito scriverà il ciclo dei vinti, in cui descrive la lotta per la vita in ogni ambito sociale. Capuana, afferma che un romanzo come questo non si può riassumere, in quanto si tratta di piccoli particolari organicamente uniti. Non ispira un interesse volgare che fa venire voglia di conoscere alla fine del romanzo, ma al contrario un interesse concentrato che coinvolge il lettore poco a poco, con emozione di tristezza di fronte a tanta miseria, alla lotta per la vita, qui Intesa al primo stadio, quasi animale. Successivamente l'autore si interesserà a studiare la lotta per la vita delle classi superiori con una serie di romanzi legati insieme: "I Vinti". L'originalità di Verga, consiste soggetti, e nel metodo impersonale portato fino alle sue estreme conseguenze. Nei Malavoglia si prendono ad esame dei veri pescatori di Trezza che non somigliano a nessun altro personaggio di qualche altro romanzo. Conclude dicendo che però sarà probabile, che Verga vengo accusato di minore originalità parlando della borghesia e delle altre classi, in quanto a quel punto le differenze caratteriali e delle passioni saranno meno spiccate, dunque è meglio notarle da ora
Con questo libro, Verga sperava che le sue opere potessero essere lette dalla classe politica, in quanto sostenevano che dovessero conoscere la realtà del sud e combattere problemi come l'usura, attuare provvedimenti. Egli era contro il socialismo, sperava in una società di piccole proprietà terriere, ma non fu così, furono vendute solo 8000 copie dei Malavoglia, non ebbe molto successo; d'altro canto, anche gli era consapevole del fatto che le opere veriste non avrebbero riscontrato successo.
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