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ROMANTICISMO


Premessa: In Italia il movimento romantico si affaccia nel 1816, ma le tendenze romantiche erano in atto in Europa già da tempo, sin dagli ultimi decenni del 700, e nell’Italia stessa certi fenomeni culturali che possono rientrare nell’ambito romantico erano presenti prima di quella data. Il termine Romanticismo può essere usato come categoria storica, ad indicare un intero periodo nelle sue varie manifestazioni; oppure può essere usato in un’accezione più ristretta, a designare un determinato movimento, che si concreta in scuole o gruppi intellettuali legati da principi comuni ed ispirati da una precisa poetica, che si esprime in opere. Determinati scrittori, che non fecero parte di movimenti romantici o addirittura li avversarono possono egualmente essere considerati romantici in quanto parteciparono alla visione del mondo e alle tendenze di gusto di quel determinato periodo storico. Il Romanticismo coinvolge inoltre non solo la letteratura ma le arti figurative, la musica, il pensiero, la mentalità generale. Perciò darne una definizione sintetica è impossibile e persino scorretto, perché un intero periodo storico non sopporta di essere chiuso in una formula poiché sarebbe troppo schematizzata.
Termine: La parola Romantic compare per la prima volta in Inghilterra verso la metà del 600, e coerentemente con il clima razionalistico, viene usata in senso spregiativo ad indicare ciò che vi era di fantastico, assurdo e falso negli antichi romanzi cavallereschi e pastorali. Quando si tende a riconoscere l’importanza della fantasia nell’arte, il termine perde l’accezione negativa e passa a significare qualcosa atto a dilettare l’immaginazione.
Tematiche negative: Per individuare i denominatori comuni si può partire da una dato di fatto: ciò che colpisce immediatamente chi osserva nel suo complesso la cultura romantica, è il trionfo delle tematiche negative: la malinconia, il dolore, il tedio (senso di profondo distacco dalla vita), l’inquietudine, l’angoscia, la paura, l’infelicità, la delusione, il disgusto, il rifiuto della realtà, il vagheggiamento della morte, il fascino del male, dell’orrore, del mistero. Si tratta di motivi che erano sempre comparsi nelle letterature di tutte le epoche, ma mai avevano dominato così totalmente il panorama della cultura. È ben difficile, se non impossibile, trovare uno scrittore o un artista di questo periodo che abbia una visione del mondo totalmente serena, ottimistica, immune da elementi negativi.
Il mutato ruolo sociale dell’intellettuale e dell’artista: il punto di contatto tra le tematiche culturali negative e le tensioni della nuova realtà sociale è da individuare nelle figure dell’intellettuale e dell’artista che producono quella cultura. L’intellettuale non vive in una dimensione separata anche se si apparta è pur sempre immerso nella realtà, ne patisce le contraddizioni e trasferisce la sua esperienza nella sua opera.
In sistemi sociali del passato, come ad esempio quello assolutistico, l’intellettuale o faceva parte dei ceti egemoni o era da essi protetto. La sua funzione era quella di elaborare l’ideologia dei gruppi dominanti e di mediare il consenso verso il potere. Con l’avvento del nuovo sistema borghese, l’intellettuale perde in genere la sua posizione privilegiata. Sempre più raramente proviene dall’aristocrazia. Deve trovare un occupazione per vivere e sono spesso occupazioni di scarso prestigio sociale o che comunque non gli consentono più quell’otium, quel tempo libero da dedicare allo spirito, che era la prerogativa dell’intellettuale del passato. L’intellettuale è ora posto ai margini del corpo sociale. Ciò genera in lui frustrazione, rabbia, risentimento verso la società. Il suo punto di vista è estraniato. Questo gli consente un atteggiamento più critico e lo porta a cogliere più acutamente le contraddizioni del suo tempo. Dominano nella società valori opposti come l’utile, il calcolo razionale, la produttività. L’artista è visto come un individuo improduttivo, inutile, o peggio ancora come colui che ha solo il compito di intrattenere e divertire. Egli si sente così incompreso, umiliato. Accumula perciò altro risentimento, altri motivi di conflitto con la società. Ciò lo induce sovente ad atteggiamenti di rivolta.
I temi del romanticismo europeo: rifiuto della ragione e l’irrazionale: Il rifiuto romantico si indirizza in primo luogo contro la ragione. Il romanticismo si presenta pertanto come esplorazione dell’irrazionale, attenzione per la vita dei sentimenti, per la passionalità, ma soprattutto per gli stati della psiche: il sogno, la fantasticheria, l’ebbrezza, il delirio, l’allucinazione, la follia. Il sogno e la follia in particolar modo sono i due grandi motivi romantici. Essi costituiscono le dimensioni alternative all’esistenza normale, piatta e grigia, in cui si fanno strada forze profonde che la razionalità comprime. Per questo il sogno, la follia sono stati di grazia per il poeta o per l’artista. Questa esplorazione dell’irrazionale da origine al soggettivismo, infatti il romantico tende a sprofondare negli abissi dell’interiorità concepita come unica realtà esistente al contrario del mondo esterno concepita come creazione dell’io (non esiste). Il soggettivismo, il rifiuto della realtà e della razionalità si traducono in una tensione verso l’infinito (superare le barriere del reale per attingere ad una realtà più vera che è al di là di esse). Il romanticismo segna un netto ritorno alla spiritualità e alla religiosità che si manifesta in conversioni , e spesso si volge ad indagare un’altra dimensione del sovrannaturale, dell’esoterismo, della magia. In questa dimensione si affaccia l’immagine del principe delle tenebre. Il male esercita un’azione prepotente sull’anima romantica, da qui un filone definito nero (che ama creare atmosfere orrose di spettri, demoni, brividi).
Inquietudine e fuga dalla realtà presente: Una delle tendenze fondamentali del romanticismo è l’esotismo spaziale che consiste nel vagheggiare luoghi lontani e ignoti resi affascinanti proprio dalla lontananza e dalla diversità. Ma si può avere anche un esotismo temporale che consiste nel trasferirsi idealmente in altre epoche. A spiegare la tendenza verso l’altrove è il movimento della fuga. Alla base vi è il rifiuto della realtà presente, della sua grigia piattezza o nelle sue tensioni laceranti. L’altrove non corrisponde mai a coordinate reali, ma è sempre un luogo e un tempo immaginario, miticooo. Ed è contrapposto al presente come luogo/ tempo immune dallo squallore o dall’atrocità in cui la vita è più innocente, o più autentica, o più ricca o più esteticamente più raffinata.
Il romanticismo positivo: La presenza di tutte queste tematiche negative ha fatto parlare di una malattia romantica. Alla tematica negativa è stato contrapposto un romanticismo positivo, quello teso ai grandi ideali, all’impegno civile e patriottico, quello che riscopre la positività della storia e delle tradizioni nazionali e popolari. Il romanticismo sente in effetti con grande intensità il senso della nazione, anzi si può dire che concetto moderno di nazione nasce con il romanticismo. Ogni nazione è come una grande individualità, con un’anima che contraddistingue la sua peculiare identità, lo spirito del popolo. Il popolare nella concezione romantica viene ad identificarsi con il nazionale. Ma anche questo romanticismo positivo può essere assunto entro la categoria del rifiuto: l’aspirazione all’ideale è pur sempre rifiuto; l’impegno civile del poeta, la battaglia contro l’ingiustizia e l’oppressione in nome della libertà e dell’umanità, presuppone una scontentezza nei confronti della realtà. Ma, dal lato opposto, è un errore dare un giudizio negativo del romanticismo identificandolo come malattia. In quella malattia si esprime la percezione dei grandi conflitti, delle grandi trasformazioni del mondo moderno, degli sconvolgimenti che queste provocano nella vita materiale e spirituale degli uomini. Dunque la malattia romantica è una manifestazione di coscienza critica che sa andare a fondo nel cogliere l’essenza della realtà.
Romanticismo italiano e romanticismo europeo: Non troviamo tra gli scrittori italiani quegli atteggiamenti di delusione, insofferenza, rivolta, che caratterizzano tanti scrittori europei. Nei paesi stranieri lo scrittore romantico è antiborghese. In Italia lo scrittore romantico è il portavoce dei valori di un assetto borghese in formaizone. Ciò spiega le profonde differenze di temi e forme espressive (nel romanticismo italiano mancano gli aspetti irrazionalistici, fantastici, mistici). Dunque il romanticismo italiano è espressione di un momento costruttivo, di crescita della società italiana in quanto coincide con il Risorgimento. Le tematiche irrazionalistiche si diffonderanno in Italia appena il processo risorgimentale si sarà compiuto.

La poetica classicistica: Le poetiche romantiche europee si contrappongono alla concezione della letteratura ispirata a principi classicistici. La poetica classicistica si fondava sul principio di imitazione della natura dagli antichi. Si credeva che l’arte fosse mutabile ed esprimeva canoni eterni e universali del bello. Il poeta doveva sia avere un’ ispirazione personale che scaturisce dalla fantasia, ma allo stesso tempo deve possedere strumenti tecnici e precise regole consacrati dalla tradizione. La composizione letteraria è quindi un’attività controllata dalla ragione. Il prodotto deve essere accuratamente rifinito sino ad essere portato alla perfezione formale. Nulla deve rimanere approssimativo o scomposto. Il gusto classico è perciò dominata da un idea di armonia, equilibrio, compostezza, levigatezza formale. I criteri fondamentali sono l’idealizzazione (alla realtà concreta vano sostituite forme perfette e ideali), la selezione (alla letteratura alta appartiene ciò che è bello), da qui scaturisce la separazione degli stili che non devono essere mai mescolati nella stessa opera.
La poetica romantica: La poetica romantica rifiuta regole, modelli, generi. La poesia non è esercizio razionale ma libera ispirazione individuale, soggettività. Ricompaiono nel romanticismo concezioni già presenti nel mondo antico e che vedono la poesia come una sorte di esplicitazione della potente forza interiore. Di conseguenza l’arte non è imitazione ma espressione della soggettività libera e irripetibile dell’individuo. Di qui, contro il principio di imitazione, il culto dell’originalità: il poeta deve dire ciò che ancora non è stato detto e deve esprimere nell’opera il suo carattere individuale; di qui ancora il culto della spontaneità e della autenticità: il sentimento del poeta deve trovare espressione sincera senza filtri artificiosi. L’arte romantica tende al vago, all’indeterminato, al musicale, che meglio esprimono la disposizione sentimentale del soggetto. (predilezione per la poesia dei popoli primitivievidente nel romanticismo inglese con Wordsworth e Coleridge che si rifanno ad antiche ballate). Legata a questa idea dell’arte vi è la concezione che essa muta nel tempo ed esprime gusti e valori di determinati ambienti ed epoche. Di qui l’idea che la poesia deve essere moderna: crolla così il principio della separazione degli stili.
Il movimento romantico in Italia: L’occasione che diede impulso al formarsi di un movimento romantico in Italia fu la pubblicazione di un articolo di Madame de Stael sulla maniera e l’utilità delle traduzioni. La scrittrice deprecava la decadenza della cultura italiana ed invitava gli italiana ad uscire dal loro culto del passato, aprendosi alle correnti più vive della letteratura europea moderna. L’articolo suscito subito violenti reazioni da parte dei classicisti che insorsero in difesa delle glorie nazionali e dei principi sacri dell’arte classica. In particolare Pietro Giordani fu fermo nel respingere le tesi della De Stael. Oltre a ribadire il carattere eterno dei principi antichi, degni di perenne imitazione, questi erano mossi da intenti patriottici, e volevano difendere le tradizioni culturali italiani, che temevano potessero essere snaturate dall’assunzione di forme di letterature straniere. Alcuni intellettuali più aperti alle innovazioni intervennero a difesa dell’articolo della De Stael. Nel corso di quel periodo uscirono numerosi saggi ed opuscoli, oggi considerati come manifesti del romanticismo italiano. Il gruppo degli intellettuali romantici (Pellico, Borsieri, Visconti), diede vita ad un giornale Il Conciliatore che doveva diventare il portavoce delle nuove idee letterarie ma si proponeva anche finalità di progresso civile. Per queste sue tendenze progressiste e liberali ebbe vita difficile con la censura austriaca. I romantici affermavano l’esigenza di una cultura rinnovata e moderna, che non si rivolgesse solo alla cerchia chiusa dei letterati, ma ad un pubblico più vasto interpretandone le ispirazioni: al popolo. Per questo occorreva mettere da parte la mitologia classica che era solo patrimonio di un’elite, e affrontare argomenti vivi nella coscienza contemporanea, capaci di suscitare l’interesse di quel pubblico popolare. Ma occorrevano anche forme letterarie nuove ed un linguaggio che fosse in grado di comunicare i nuovi argomenti al pubblico. L’obiettivo che si proponevano i romantici italiani era una letteratura che si ispirasse al vero. La letteratura doveva per essi ancorarsi alla rappresentazione della realtà e proporsi fini di utilità civili e morali diffondendo idee, cognizioni, principi e contribuendo al progresso della società. Nei primi anni della restaurazione, il processo di formazione di questa nuova classe dirigente era ormai avviato e fece le sue prime prove con i moti del 20-21.
Sulla maniera e l’utilità delle tradizioni: invitare i letterati italiani a tradurre gli scrittori stranieri, Madame de Stael traccia un quadro fortemente critico della cultura italiana del tempo: nel rifarsi alla mitologia antica, ormai morta, le fantasie si impoveriscono, le lettere si isteriliscono. Oggi i letterati o rimangono nelle ceneri della cultura classica, o scrivono poesie sonore e vuote incapaci di muovere i cuori perché non nate da ispirazioni autenticamente sentite. Per ridare vita alla cultura italiana, per la De Stael non resta che aprirsi alla circolazione viva con la cultura europea: non per trovare nuovi modelli da imitare, ma per arricchire le conoscenze e stimolare la creazione con nuovi temi e nuove forme. Anche se dura, la critica nasceva da un sincero amore per la letteratura italiana e da un desiderio di vederla risorgere. La cultura italiana dell’età napoleonica era stata ricca di fermenti, aperta alle letterature stranieri. L’intervento della De Stael, suscitando accese discussioni, ebbe il merito di far venire alla luce energie e idee nuove.

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