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Il Romanticismo italiano e autori

Il Romanticismo in Italia nasce ufficialmente nel 1816, anno in cui Madame de Stael pubblica sulla "Biblioteca italiana" un articolo, "Sulla maniera e l'utilità delle traduzioni", in cui critica la letteratura italiana in quanto antiquata proponendo come soluzione la traduzione di opere inglesi e tedesche contemporanee. Nasce così un dibattito negli ambienti colti italiani, la cosiddetta "polemica classico-romantica": da un lato alcuni intellettuali sostengono la De Stael e si mostrano entusiasti di ammodernare la letteratura italiana; dall'altro i sostenitori del classicismo difendono la tradizione italiana e si scagliano contro la De Stael (tra i quali ricordiamo Pietro Giordani). Il Romanticismo in Italia si manifesta in maniera più "pacata" se teniamo conto del quadro europeo; in effetti esso, per certi versi, appare come una seconda fase dell'Illuminismo (la rivista "Il Conciliatore" ha molti punti di contatto con "Il Caffè", periodico fondato negli anni '60 del secolo precedente dai fratelli Verri), anche se adesso gli intellettuali abbandonano l'idea di poter collaborare con il potere per attuare delle riforme mentre mostrano fiducia nelle capacità del popolo (prendendo parte, ad esempio, a manifestazioni e proteste). I due centri italiani in cui si diffonde maggiormente il Romanticismo sono Milano e Napoli. Vicino agli ambienti romantici milanesi è Alessandro Manzoni, il quale mostra interesse verso il nuovo movimento, di cui condivide la critica verso la letteratura classica e le sue tematiche ormai inattuali, e di cui sostiene la concezione utilitaristica della letteratura (Manzoni è autore della "Lettera sul Romanticismo", di cui famoso il passo in cui l'autore afferma che la letteratura romantica debba avere "l'utile come scopo, l'interessante per soggetto, il vero per mezzo") . Anche la scelta del romanzo storico consente allo scrittore di mettere in pratica l'idea di uno svecchiamento nella letteratura (il romanzo è un genere del tutto nuovo). Manzoni è rappresentante del Romanticismo italiano, un Romanticismo "illuminato".

L'altro grande esponente del Romanticismo italiano è Giacomo Leopardi. Leopardi formalmente è un fautore del classicismo (da giovane scrive due lettere contro le argomentazioni della De Stael, che però non vengono pubblicate), tuttavia rappresenta appieno il Romanticismo europeo (il senso di inappagamento, la tensione verso un "tutto", il disagio del genio nel rapporto con gli altri, il titanismo...). In Leopardi vi è una sintesi tutta personale tra Classicismo (esalta gli uomini dell'antichità per la loro capacità "immaginosa" e nel loro rapporto con la natura) e Romanticismo (di cui, tuttavia, rigetta gli eccessi, come il macabro, lo stravagante).

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