Il decadentismo
Nel 1883, sul periodico parigino “Le Chat Noir”, il poeta Paul Varlaine pubblica un
suo sonetto, “Langueur”: è questa la data da cui, convenzionalmente, si dice che il
decadentismo abbia avuto inizio.
L’anno di pubblicazione, il 1883, colpisce: nello stesso anno vengono editi i romanzi
centrali del ciclo dei Rougon-Macquart di Zolà, l’esponente più illustre del
Naturalismo francese. Le due correnti, Naturalismo e Decadentismo, sono infatti
compresenti lungo gli anni Settanta-Ottanta e i primi anni Novanta, e
appaiono spesso mescolate tra loro: in Zolà è facile ravvisare una predilezione
per le atmosfere malate e perverse del clima decadente, e Huysmans, uno dei
maggiori rappresentanti dell’estetismo, esordisce proprio come seguace di Zolà. Nel
’47 Baudelaire pubblica le Fleur Du mal, Flaubert pubblica Madame Bovary;
nell’81 Verga pubblica i Malavoglia, Fogazzaro pubblica Malombra; nell’84
Huysmans pubblica Controcorrente; nel ’89 viene pubblicato Mastro Don
Gesualdo; nel ’90, Il ritratto di Dorian Gray. Gli intellettuali decadenti rifiutano
tuttavia il materialismo e il determinismo del Naturalismo, e soprattutto la
convinzione che la scienza possa garantire una conoscenza totale della realtà
e un progresso infinito. Essi ritengono infatti che l’essenza della natura risieda nei
simboli e nei rapporti analogici che legano tra loro gli aspetti della realtà,
nell’irrazionale e nell’inconscio. Per decodificare questi simboli, i decadenti
ricorrono a particolari strumenti di conoscenza, quali la malattia, la follia,
l’incubo, l’allucinazione, che permettono di intravedere il mistero che è al di là delle
cose.
Manifesto di questa visione mistica del reale è “Corrispondenze” di Charles
Baudelaire, che, in seno alla poesia, inaugura la stagione del Simbolismo: la
“Natura” è rappresentata come un “tempio” di “viventi pilastri”, dove, “tra
foreste di simboli”, escono “confuse parole”. Il poeta, per indagare l’ignoto,
deve spogliare i termini impiegati del loro valore denotativo per servirsi di quello
connotativo: la parola si carica di una forza evocativa che la rende magica.
(Ungaretti e Montale.) Inoltre, per trasporre in poesia i legami misteriosi che
uniscono tutto il reale, deve ricorrere a figure retoriche quali la metafora e la
sinestesia, ma anche a figure di suono, quali allitterazioni e paronomasie: la
musica, leitmotiv del decadentismo, è capace di agire sulle zone più oscure della
psiche e di far scorgere all’uomo le tonalità mistiche del reale.
Saper decodificare i rapporti analogici del reale non è da tutti, ma proprio solo, come
scrive Rimbaud, del poeta, che devi “farsi veggente” coltivando sistematicamente il
“disordine di tutti i sensi”: solo così potrà giungere all’Ignoto e rivelare,
come un nuovo Prometeo, il segreto della realtà.
Se tutto ciò è relativo alla poesia, in seno alla prosa si sviluppa una nuova corrente,
l’Estetismo, che ha scelto l’arte come via privilegiata di conoscenza . Nei
romanzi appartenenti a questo filone, come Il piacere, il Ritratto di Dorian Gray o
Controcorrente, impera la figura dell’artista-esteta, che alla moralità
sostituisce il culto del bello, e che tenta di rendere la sua vita un’opera d’arte
isolandosi in un atteggiamento di aristocratico distacco. Si pensi al protagonista
di Controcorrente, Des Esseintes, “trentenne in decadenza” che si allontana dalla
metropoli, materialista e corrotta, per rifugiarsi in campagna, dove darà vita a una