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Charles Baudelaire - I fiori del male (raccolta poetica)


Il titolo dell’opera più importante di Baudelaire, I fiori del male, è molto evocativo: il fiore rappresenta la perfezione (in quanto possiede una bellezza ideale), ma è anche inutile (poiché non possiede una specifica finalità). Esso simboleggia l’arte, autoreferenziale e non essenziale per vivere. La perfezione dell’arte scaturisce dalla sofferenza e dal male della vita, come un fiore che sboccia dalla terra putrida, fiore che lancia il suo stelo sormontato dalla corolla e rivolto verso il cielo. Per questo motivo Baudelaire è considerato il poeta della poesia pura. La purezza dei suoi versi non implica però la perfezione e la bellezza ideale del mondo, ma il poeta va al di là della realtà fenomenica e diventa l’interprete dei messaggi misteriosi della natura, scoprendo le corrispondenze tra le cose. Per fare ciò egli si serve di un linguaggio musicale ricco di analogie, metafore e sinestesie che ci offrono l’immagine di un mondo mutevole, inafferrabile e simbolico.
Allusione al fango: dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori.

L’albatro


Spesso, per divertirsi, gli uomini d'equipaggio
Catturano degli albatri, grandi uccelli dei mari,
Che seguono, indolenti compagni di vïaggio, 
Il vascello che va sopra gli abissi amari.

E li hanno appena posti sul ponte della nave 
Che, inetti e vergognosi, questi re dell'azzurro 
Pietosamente calano le grandi ali bianche,
Com'è goffo e maldestro, l'alato viaggiatore!
Lui, prima così bello, com'è comico e brutto! 
Qualcuno, con la pipa, gli solletica il becco, 
L'altro, arrancando, mima l'infermo che volava! 

Il Poeta assomiglia al principe dei nembi
Che abita la tempesta e ride dell'arciere;
Ma esule sulla terra, al centro degli scherni, 
Per le ali di gigante non riesce a camminare.


(Paragone tra il poeta e l’albatro, uccello marino bellissimo da vedersi quando si trova nel suo elemento naturale, privo invece di ogni attrattiva quando viene catturato)
Spesso, per divertirsi, i marinai (gente rozza) catturano degli albatri, che seguono come compagni pigri e annoiati le navi che vanno verso mari e abissi (simbolo delle disgrazie della vita).

L’albatro è bellissimo a vedersi quando è nel suo elemento naturale: l’aria. I marinai li catturano e li portano sul pontile della nave, e già, il re dell’azzurro, diventa goffo e vergognoso (perché non riesce a camminare, in quanto le ali non gli permettono di andare avanti).
(Le ali rappresentano la sensibilità del poeta, il quale sta bene solo nel suo mondo, proprio come l’albatro sta bene solo nel suo habitat naturale. L’intelligenza dell’albatro viene schernita, proprio come la sensibilità del poeta).
L’albatro, che nel suo elemento naturale era così bello, ora diventa impacciato e viene preso in giro. Un marinaio gli mette la pipa davanti al becco, l’altro imita il suo modo di camminare.

Il poeta è come il principe dei nembi (l’albatro), che può stare dove vi sono le tempeste e che non può essere colpito dalle frecce (morali) degli arcieri e può addirittura prendersi gioco di chi lo vuole colpire; invece, quando si trova a terra, quelle grida di scherno lo fanno sentire esule: viene preso in giro proprio per le sue ali, che gli permettono di volare alto nel cielo, ma che lo ostacolano in terra.

Il poeta non è cittadino di questa terra, perché le sue doti, proprio come le ali dell’albatro, diventano un impaccio. Questa poesia rende evidenti le caratteristiche della società in cui i poeti decadenti vivevano.

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