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Paolo Mantegazza

Paolo Mantegazza è un personaggio molto noto nell’800. Egli studia medicina e si occupa di antropologia: trascorre un periodo della sua vita in sud America dove si occupa di studi sull’uomo e sugli effetti della cocaina. Diventa successivamente professore universitario e durante la sua carriera scrive una serie di lavori che riguardano principalmente l’idea di “fisiologia”, che concerne il corpo e in particolare il corpo malato. Pensa che sia assolutamente indispensabile l’attenta osservazione dei sintomi di un paziente: l’osservazione di un malato può portare quindi ad una diagnosi, che può curare (se giusta) il malato. Mantegazza prepara delle esercitazioni ospedaliere per studiare il malato; il lavoro che compie sui malati non è però una certezza, ma solo una serie di ipotesi che proprio per il loro carattere incerto suscitano un certo interesse nei suoi confronti. Per portare avanti questi studi, Mantegazza istituisce un gabinetto di sperimentazione, dove si discute e si studiano i pazienti e le loro malattie. In questo periodo viene inoltre ricordato per aver scritto una serie di interessanti articoli per educare all’igiene la popolazione italiana. Mantegazza, anche dopo l’Unità d’Italia, non ritiene la popolazione italiana sufficientemente informata sull’igiene. Pubblica quindi a questo proposito un “dizionario di igiene per le famiglie”. Allo stesso tempo dimostra un fortissimo interesse sia per l’uomo in senso filantropo, sia per la fotografia, come tutti gli uomini dell’800. Anche Verga per esempio è un amante della fotografia, in quanto l’immagine scattata in modo istantaneo riesce a rappresentare facilmente ciò che lui cerca di rappresentare con la sua letteratura “verista”. Mantegazza fa un altro tipo di studio sulla fotografia: fotografa infatti “le espressioni del dolore”. Prepara la macchina fotografica e lascia che una persona schiacci le dita con un martello al soggetto della foto. Fotografando il momento di dolore, svolge quindi uno studio sull’uomo e sulle sue emozioni. Pubblica poi quest’opera che ha un forte impatto sul pubblico.
Mantegazza definisce l’800 “il secolo della nevrosi”. Il termine “nevrosi” compare per la prima volta nel 1769, all’interno di un lavoro dello scienziato scozzese William Cullen. Nell’800 questo termine indica “un’agitazione nervosa”, che colpisce in particolare le donne. Mantegazza scrive nel 1887, a proposito di questo termine: “nel dizionario della Crusca, né nel Fanfani, né nel Rigutini, né in altro vocabolario qualunque della nostra lingua non lo trovereste, tutt’al più la potreste leggere (la parola nevrosi) nei dizionari di medicina, ma anche questi avrebbero ad essere molto recenti”. Capiamo quindi che Mantegazza è particolarmente interessato allo studio di questa malattia, ma il mondo del suo tempo non è ancora abbastanza aggiornato per fornire una definizione chiara di questa parola. Se consultiamo il Dizionario compendiato delle scienze mediche del 1829, la definizione che troviamo non solo è approssimativa, ma è anche scontata e quasi priva di senso, anche perché neppure i medici del tempo hanno un’idea chiara di cosa sia la nevrosi. Il dizionario delle scienze dice infatti che “Le uniche malattie nevrotiche sono quelle che colpiscono il sistema nervoso e si attribuiscono ai nervi”. Continuando ad indagare tra i dizionari scientifici, troviamo nel Dizionario classico di medicina e di chirurgia del 1844 una definizione che si avvicina di più a ciò che era la malattia del secolo: “Le malattie nevrotiche sono lunghe, non vincibili, provoca violentissime sofferenze, e non provocano alterazione degli organi”. Questa definizione viene scritta 15 anni dopo la precedente. Nonostante gli incredibili progressi, la malattia viene confusa però con gli attacchi di panico. Si nota in particolare che questa definizione proviene dallo studio di un cadavere: lo studio del corpo a livello anatomico è, nell’800, l’unico modo di sperimentare e di studiare le malattie. Dato che queste malattie provocano molto dolore ma non lasciano traccia, risultano particolarmente difficili da studiare e da spiegare razionalmente.
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