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Confronto tra l'autoritratto di Alfieri e l'autoritratto di Foscolo

Entrambi i sonetti sono simili per le caratteristiche fisiche dei due autori: entrambi hanno pochi capelli e rossi, la testa rivolta e chinata verso il basso, dei bei denti e il pallore della pelle. Anche su di un livello caratteriale le somiglianze sono riscontrabili: entrambi hanno una mutevolezza negli atteggiamenti che viene espressa da Alfieri con "or duro, acerbo, ora pieghevol, mite, / irato sempre, e non maligno mai; [...] per lo più mesto, e talor lieto assai, or stimandomi Achille, ed or Tersite"; mentre da Foscolo viene espressa con "mesto i più giorni e solo, ognor pensoso, / pronto, iracondo, inquieto, tenace". In entrambi i poeti si rileva l’effetto modificatore che il tempo ha avuto sul loro aspetto fisico ("capelli, or radi in fronte" per Alfieri; “crin fulvo” per Foscolo).
Anche con Alfieri, o meglio, soprattutto con Alfieri, torna il tema della morte come modo per ottenere la fama, che è presente anche in Foscolo, specialmente nel suo autoritratto, ma con una sostanziale quanto fondamentale differenza: per Alfieri la morte rappresenta una sorta di “rivincita”, un glorioso atto per dimostrare la grandezza dell’uomo, mentre per Foscolo la morte rappresenta sì un modo per ottenere fama, ma soprattutto per riposare.
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