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Confronto tra l'autoritratto di Foscolo e l'autoritratto di Manzoni

Nel confronto tra l’autoritratto di Foscolo e di Manzoni si evince subito che i due componimenti siano molto affini per struttura, mentre invece non lo siano per quanto riguarda il contenuto. Anzitutto, con uno sguardo panoramico all’opera, si nota che quando Foscolo va a descriversi lo fa passando in rassegna la sua figura in toto, portando lo sguardo del lettore anche sui vestiti, perciò si ottiene una veduta più globale della figura di Foscolo, cosa che non si può dire dell’autoritratto di Manzoni, che si concentra sul viso. In entrambi i sonetti troviamo la descrizione dei caratteri e modi di fare. Foscolo si presenta come molto sicuro di se stesso e pieno di franchezza, mentre, al contrario, si arguisce dal Manzoni una certa dose di incertezza e accortezza. Nell’ultima terzina Foscolo, come del resto Alfieri, presenta la morte come unico modo per arrivare al pieno riconoscimento e alla massima realizzazione come poeta di fama. Al contrario, sempre nell’ultima terzina, Manzoni appare non molto consapevole di sé, addirittura mesto e umile nel dire che non è conosciuto né dagli altri né da se stesso. Il punto comune alla fine dei due sonetti è la comunanza dell’idea che solo il trascorrere del tempo e degli anni li porterà alla fama.
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