Università: penso al lavoro o alle mie passioni?

Carmine Zaccaro
Di Carmine Zaccaro

Università: meglio pensare al lavoro o alle passioni ?

All’università cosa devo studiare? Quanti di voi si stanno facendo questa domanda o quanti se la sono già fatta proprio in questi giorni, in cui bisogna decidere quale facoltà scegliere. Intorno a questo argomento nelle settimane estive si è alimentato un forte dibattito: meglio decidere seguendo il cuore, oppure pensare alle statistiche e quindi orientare la scelta in base al futuro lavorativo?

LETTERATI VS SCIENZIATI – La polemica ha subito alimentato la discussione tra letterati e scienziati. Chi difende il vecchio caro libro di poesia, chi invece protegge a spada tratta calcoli e numeri. In molti si sono pronunciati e hanno detto la loro, come riporta anche l’articolo de Linkiesta, su questa annosa questione. Ovviamente ognuna delle fazioni ha dato le proprie ragioni, e tra le motivazioni di scelta più gettonata c’è sempre quella dello sbocco lavorativo. Secondo i numeri le materie scientifiche sono quelle migliori per lavorare dopo l’università, o almeno dovrebbero.

Ecco chi incontri in facoltà

E LA SCUOLA CHE FA? – Scegliere il percorso di studi all’università è una scelta molto difficile, ed è anche compromettente per il futuro di ogni studente, chi meglio di voi lo sa. C’è anche chi ha pensato di interpellare il ruolo della scuola italiana in tutta questa vicenda, e chi sostiene che a volte proprio l’istituzione scolastica non orienta bene i propri alunni e non li prepara ad affrontare una decisione così importante. Tra i banchi ci sarebbe insomma bisogno di studiare anche un modo per scovare i propri talenti, capire cosa piace di più ad ogni studente, così da sviluppare le competenze maggiori in uno studio più approfondito nelle singole facoltà.

SCELTA DIFFICILE: TROPPE FACOLTA’ – E se il problema fosse proprio questo: troppe facoltà tra cui scegliere? Negli ultimi anni l’università è totalmente cambiata, si sono moltiplicati i corsi di studio, ed è anche aumentato il tempo medio di permanenza all’università, infatti secondo i dati di AlmaLaurea si resta nei corridoi di ateneo oltre i 5 anni canonici, addirittura in media fino a 7. In più sono anche aumentati gli iscritti rispetto al passato, magari non tutti sono fatti per l’università e non tutti ci tengono a formarsi in tempo per lavorare. Dunque, superando la polemica, bisognerebbe riflettere sul fatto che qualsiasi facoltà si scelga quello che importa maggiormente è la formazione, che si spera non finisca mai.

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