Test ingresso a crocette: giusti o sbagliati?

Serena Rosticci
Di Serena Rosticci

foto di test ingresso, ha ragione chi li usa per selezionare?

I test d’ingresso sono i nemici degli aspiranti universitari per antonomasia. Molti li hanno addirittura definiti contrari al diritto allo studio e per questo ogni anno assistiamo a proteste studentesche che ne chiedono l’abolizione. Al centro della polemica contro le prove di ammissione c’è soprattutto il fatto che si tratta di test a risposta multipla che, a detta di molte associazioni studentesche, non possono permettere alle università di capire la motivazione e la personalità del candidato che li svolge e che sta tentando l’accesso a una certa facoltà. Eppure nemmeno gli Stati Uniti li disdegnano nonostante in molti Paesi, come per esempio l’Inghilterra, non esistano i test d’ingresso. Ma attenzione, questo non significa che le università non attuino comunque un processo di selezione. Ma allora perché in Italia le università selezionano attraverso il meccanismo della crocetta?

TEST A CROCETTE, PERCHÉ? - Prima di tutto perché “permette di esaminare un alto numero di studenti, ottimizzando i tempi e le risorse impiegate per la selezione, e di valutare con oggettività mediante criteri condivisi a livello generale”. A dirlo a Skuola.net è la professoressa Sofia Mansillo, insegnante che per anni ha preparato schiere di maturandi ai test di accesso alle Facoltà biomediche e a quelle di economia. Ma questo per la prof non sembra essere l’unico punto di forza dei test d’ingresso nostrani: “I test a risposta multipla, in particolare con la preponderanza di test di logica attitudinale, misurano le inclinazioni dell'intelligenza ritenute fondamentali per seguire con profitto studi rigorosi e consentono di valutare l'elasticità mentale, il pensiero riflessivo, l'attitudine al ragionamento logico del soggetto e quindi il suo potenziale di riuscita negli studi”.

LA CROCETTA CHE TI DICE CHI SEI - E per la professoressa Mansillo non è tutto: “La parte di logica evidenzia la capacità di analisi nell'identificare i punti chiave di un testo, nel ricostruirlo in modo da coglierne il senso e la capacità di valutazione, nel trarre dal testo deduzioni, implicazioni, conclusioni, ragionando in modo critico sul testo stesso. La logica verbale consente di far emergere la padronanza linguistica, la ricchezza del lessico, la conoscenza dell'etimologia delle parole e la cultura generale soprattutto nelle analogie verbali, attraverso le relazioni geografiche, storico-temporali, di appartenenza culturale. La logica numerica si basa sull'aver acquisito strumenti matematici fondamentali che consentano di interpretare serie numeriche e rappresentazioni grafiche”. Senza contare che è attraverso i quiz a crocette che, sempre a detta della prof, si valuta la capacità di problem solving di un candidato.

TEST ANCHE NEGLI USA – La crocetta è fondamentale anche per accedere alle università americane. Questo nonostante gli atenei valutino anche altri elementi dei candidati, come la loro personalità e motivazione. Come? Gli aspiranti studenti devono far avere loro tutta una serie di documenti e sottoporsi a un colloquio. Per esempio, chi volesse tentare l’accesso a Yale deve comunicarle la media dei voti inviandole le pagelle, una lettera di presentazione dal preside, altre due lettere di presentazione da due prof, il report di metà e di fine anno, il TOEFL, l'IELTS o il PTE. E non finisce qui. Se si vuole davvero arrivare a Yale, bisogna affrontare anche un piccolo colloquio. Questo dopo aver comunque superato l’SAT, un vero e proprio test d’ingresso, ed aver ottenuto un punteggio considerato idoneo. Oltre al SAT, che prevede una parte di inglese e di matematica, le migliori università richiedono anche tre altri test su materie diverse, a scelta del candidato. Le migliori università americane richiedono il superamento addirittura di tre test d’ingresso!

LA MOTIVAZIONE: QUEL CHE CONTA ALLA JCU - Pur essendo in Italia e americana, invece la John Cabot University, l’università americana nel cuore di Roma, dice no ai test d’ingresso. Per essere ammessi al suo interno servono le pagelle di tutti gli anni della scuola superiore, due lettere di presentazione, una da un prof o dal preside, l’altra da un adulto che abbia seguito l’aspirante universitario in un'attività extra-curriculare o nel suo percorso di crescita, una lettera motivazionale ed eventualmente un’intervista lì dove l’università lo ritenga necessario. Questo perché quello che conta davvero alla John Cabot è la motivazione degli studenti.

NIENTE TEST D’INGRESSO, ECCO PERCHÉ - E per questo tipo di università non sempre la conoscenza di nozioni corrisponde ad un rendimento alto negli studi o alla capacità di saper sostenere le sfide intellettuali poste dallo studio universitario che invece deve mirare a rafforzare lo spirito critico e le capacità analitiche degli studenti. Ecco perché preferiscono valutare i candidati in base alla globalità del percorso scolastico, degli interessi e delle caratteristiche personali che emergono dalla lettera motivazionale e dalla presentazione dei professori. Infatti, secondo queste università, è difficile attribuire un voto o misurare le capacità di leadership, di team working, di lavorare sotto pressione, di pensiero divergente, di attenzione ai dettagli e simili, ma sono poi queste che fanno la differenza nel lungo periodo e nel lavoro. E sono questi i motivi per i quali la John Cabot, anche durante gli anni universitari, non testa i ragazzi attraverso quiz a risposta multipla o con singole prove strutturate: gli studenti devono dare prova di saper creare e perché no anche implementare progetti, fare analisi di casi, argomentare oralmente e per iscritto attraverso presentazioni in pubblico, dibattiti, e saggi.

INGHILTERRA: PRIMA TI INTERVISTO – In realtà esistono alcuni Paesi, come per esempio l’Inghilterra, dove il test d’ingresso non è ritenuto uno strumento idoneo a selezionare gli studenti universitari. Per esempio, per accedere alla Oxford University, lo studente deve aver inviato una serie di documenti all’università come una lettera motivazionale, una di presentazione da parte di un professore e il voto di maturità o previsto tale. Ma queste cose da sole non bastano per essere ammessi, prima bisogna anche sostenere un’intervista che ha appunto lo scopo di valutare la motivazione e la personalità del candidato.

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Serena Rosticci

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