
Che laurea hanno i politici italiani? C’è chi è laureato in Giurisprudenza, chi in Scienze Politiche. C'è poi anche chi si è fermato a cinque esami dal traguardo dopo dodici anni da fuoricorso. Chi ha preso 30/30 a ogni esame e non ha mai discusso la tesi.
E chi all'università non ci è mai arrivato, lasciando la scuola a 14 anni.
In generale, questa è una domanda che genera sempre un certo scompiglio in Italia. Successe con Bellanova nel 2019 e con Giuli nel 2024, ma non solo.
Nel mezzo, il solito circo: chi difende il titolo di studio come condizione minima di credibilità, chi risponde che la laurea non insegna a governare. Chi ha ragione? Un po’ tutti! Ecco le lauree dei politici italiani: chi ce l'ha, chi no e perché continua a far discutere.
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A Palazzo Chigi sono tutti giuristi: le lauree dei ministri del governo Meloni
Partendo dalla squadra di governo, su 26 ministri del governo Meloni, quattro non hanno la laurea, circa il 15% del totale. Allargando il conto a viceministri e sottosegretari, i non laureati salgono a 12 su 66: quasi il 20%.
Di chi si tratta? Parliamo della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il vicepremier Matteo Salvini, il ministro della Difesa Guido Crosetto e il ministro della Cultura Alessandro Giuli.
Meloni si è diplomata in lingue all'Istituto Amerigo Vespucci di Roma. Si tratta di un istituto tecnico professionale, talvolta indicato come sperimentale linguistico, e non di un liceo linguistico tradizionale, concluso con una votazione di 60/60.
Lei stessa, in passato, ha spiegato la cosa senza nascondersi: "Vengo presa in giro perché non mi sono laureata. Non mi sono potuta laureare. Mi mantenevo da sola. Studiavo, facevo già politica, tante cose. Ci sono tantissimi ragazzi come me."
Salvini aveva iniziato Scienze politiche all'Università di Milano, fermandosi a cinque esami dalla laurea dopo dodici anni da fuoricorso. Crosetto invece ha frequentato Economia e Commercio a Torino fino al 1991, senza arrivare alla fine.
Episodio curioso: sul sito della Camera comparve per un certo periodo come "laureato in Economia e Commercio". Lui stesso, nel 2013, confessò in un'intervista di aver detto "una piccola, innocente bugia". Il profilo è stato poi corretto.
Giuli è il caso più recente: si è iscritto a Lettere e Filosofia alla Sapienza, ha sostenuto l'intero ciclo di esami con 30/30, ma non ha mai discusso la tesi. Ministro della Cultura senza laurea, col curriculum universitario in sospeso.
Tra i ministri laureati la materia più gettonata è la Giurisprudenza: Antonio Tajani (La Sapienza), Giuseppe Valditara, Annamaria Bernini (Bologna), il ministro dell'Interno Piantedosi e il ministro della Giustizia Carlo Nordio sono tutti giuristi.
Giancarlo Giorgetti ha invece un diploma in Economia Aziendale alla Bocconi, mentre Daniela Santanchè è laureata in Scienze politiche. Francesco Lollobrigida, Ministro dell’Agricoltura, si è laureato in Giurisprudenza nel 2014, a 42 anni, all'università telematica Niccolò Cusano.
In più, il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara è anche Prof. ordinario di Diritto Romano all'Università di Torino (attualmente in aspettativa per assumere la carica di ministro).
L'opposizione: quali sono le lauree di Schlein & Co
Elly Schlein ha conseguito la maturità con il massimo dei voti nel 2004 in Svizzera, al liceo cantonale di Lugano, per poi laurearsi con lode in Giurisprudenza a Bologna nel 2011 con una tesi in diritto costituzionale.
Risultato perfetto, ottenuto, racconta lei stessa, da "pessima studentessa" che studiava tutto nelle ultime 48 ore. Nicola Fratoianni, invece, è laureato in Lettere e Filosofia, laurea conseguita all'Università di Pisa. Al contrario, il suo "partner" nell'Alleanza Verdi-Sinistra, Angelo Bonelli, non risulta laureato.
Giuseppe Conte ha preso 60/60 alla maturità e si è laureato in Giurisprudenza con lode. Nel mezzo: una carriera accademica da professore universitario di diritto privato.
Matteo Renzi si è diplomato con 60/60 al liceo Dante di Firenze, poi laureato in Giurisprudenza a Firenze nel 1999 con 109/110.
Il leader di Italia Viva ha ammesso di essere "uno dei pochi cogl*** in Italia" ad essersi presentato in sede di discussione con 103 punti accumulati, per poi prendere 109 a causa di un battibecco col relatore.
Carlo Calenda si è laureato in Giurisprudenza alla Sapienza con 107/110.
Il caso che ha fatto più discutere: Bellanova e la terza media
Il precedente che ha fatto più discutere è quello Teresa Bellanova, ministra dell'Agricoltura nel governo Conte II. Nata a Ceglie Messapica, ha abbandonato gli studi dopo la licenza di terza media per andare a lavorare nei campi a 14 anni.
Poi trent'anni di sindacato e una carriera politica che l’ha vista arrivare ai vertici di Palazzo Chigi.
Nel 2019, nel giorno del giuramento al Quirinale, il web le fece una guerra su due fronti: il vestito blu elettrico a balze e il curriculum scolastico. Il Pd si schierò compatto in sua difesa.
Calenda scrisse che aveva "un curriculum impeccabile da sindacalista" e che "curriculum non è solo titoli di studio".
La prospettiva storica: i politici non laureati non sono una novità
Nella storia repubblicana, anche Bettino Craxi e Massimo D'Alema - entrambi due volte presidenti del Consiglio - non si sono mai laureati. Craxi aveva iniziato Giurisprudenza, D'Alema Filosofia, nessuno dei due ha mai terminato gli studi.
Tra i presidenti del Consiglio laureati, oltre la metà si è laureato in Giurisprudenza. Il che dice qualcosa sia sulla cultura accademica italiana che sulla traiettoria classica di chi fa politica in questo paese.
Il confronto con il secondo governo De Gasperi – il primo della Repubblica, uscito da una guerra devastante – è impietoso: su 45 componenti, solo tre erano senza laurea.
Oggi, con una percentuale di laureati nella popolazione arrivata al 20%, la classe dirigente politica conta proporzionalmente più non laureati di allora.
Serve la laurea per fare politica?
A questo punto c'è da chiedersi: serve la laurea per essere ministro e, più generale, fare politica? La risposta è che dipende.
Non esiste alcuna norma che imponga un titolo di studio per fare il ministro o il parlamentare e probabilmente non dovrebbe esistere, in una democrazia.
Il punto vero non è la laurea in sé, ma cosa rappresenta: un percorso di formazione, la capacità di portare a termine un impegno, un certo metodo di ragionamento.
Quello che i dati (e, soprattutto, la realtà) mostrano è che il problema non è avere o non avere un pezzo di carta, ma la tendenza della politica italiana a premiare la fedeltà e la militanza a scapito della competenza specifica, con o senza laurea.