Michele Bravi si confessa: “A scuola ero un nerd”. E risponde a Fabri Fibra: “Ho comprato il tuo disco”

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Di manliogrossi

Michele Bravi si confessa: “A scuola ero un nerd”. E risponde a Fabri Fibra: “Ho comprato il tuo disco”

La sua risata è contagiosa e basta scambiare qualche parola con lui per percepire la spontaneità tipica di chi, nonostante il successo, non si è montato minimamente la testa. Michele Bravi, cantante ormai affermato nel panorama musicale italiano, a soli 19 anni vinse la settima edizione di X Factor, venne inoltre notato anche da Tiziano Ferro che decise di scrivere per lui il brano ‘La vita e la felicità’. Chi pensava che fosse uno dei tanti vincitori dei talent televisivi, destinato quindi all’oblio, si è dovuto ben presto ricredere. Michele ha infatti dimostrato di avere tenacia e soprattutto talento, tanto da arrivare quarto all’ultimo Festival di Sanremo, posizionandosi davanti a molti suoi colleghi, alcuni dei quali considerati dei mostri sacri della musica italiana. Il brano portato all’Ariston ‘Il diario degli errori’ è subito stato apprezzato, dopo mesi è una delle cinque canzoni sanremesi più trasmesse in radio e il 27 marzo ha ottenuto il disco di Platino. Oltre alla sua carriera da cantante, Michele si diletta anche a fare video ironici e molto simpatici che posta sul suo canale YouTube permettendo così ai suoi fan di conoscerlo maggiormente. Noi di Skuola.net, curiosi come sempre, abbiamo chiesto a Michele di raccontarci il suo passato da studente, senza però tralasciare la sua esperienza a Sanremo e qualche piccola polemica sorta proprio di recente.

Il primo aneddoto che ti viene in mente pensando alla scuola?


“Ricordo che con la mia classe, eravamo 13 persone, una volta abbiamo provato a fare salina (marinare la scuola in umbro). Siamo arrivati davanti il treno ma i sensi di colpa hanno avuto la meglio così siamo tornati a scuola. Eravamo una classe molto diligente e un pochino ‘sfigata’ ma facevamo molto ridere in quell’ottica”.

Che rapporto avevi con la scuola?


“Dipende, da bambino avevo quella cosa ‘sai quanto mi piace studiare, scoprire', poi col tempo, soprattutto con l’adolescenza sono passato alla fase ‘basta, non voglio più ordini da nessuno’. Cercavo di dimostrare la mia indipendenza e avevo i miei litigi standard con i professori. Comunque ho avuto sempre un grande senso del lavoro, ero un secchione”.

Quale era la tua materia preferita e quella che proprio non ti piaceva?


“Quella che proprio non mi piaceva era ginnastica, ho sempre preferito restare in classe a studiare piuttosto che andare a correre. Tutti erano contenti quando c’era l’ora di educazione fisica, io quando saltava, perché il prof non c’era. La mia materia preferita invece era italiano, perché ho sempre avuto una professoressa incredibile che mi ha avvicinato a scoprire anche un certo tipo di letteratura”.

Eri un tipo da primo banco o preferivi stare in fondo alla classe?


“Quasi sempre in fondo perché, essendo molto secchione, avevo un po' il bisogno di fare confusione durante le ore di lezione. I prof si fidavano di me perché sapevano che facevo il mio dovere. A volte, quando avevo le mie giornate ‘no’, leggevo libri invece”.

Hai mai copiato? O eri un tipo che faceva copiare?


“Entrambe le cose, eravamo una classe organizzata: ognuno insegnava all’altro qualcosa. Abbiamo avuto sempre un grande senso di squadra”.

Sei ancora in contatto con il tuo compagno di banco?


“In realtà non avevamo compagni di banco perché, essendo in tredici, già unendo i banchi era finita la classe. Quindi eravamo ognuno per conto proprio, ma era come se un po’ tutti fossimo il compagno di banco dell’altro. Ho mantenuto rapporti quasi con tutti, a parte pochi casi. Quando riusciamo, visti gli impegni, cerchiamo sempre di vederci”.

Come hanno reagito quando ti hanno visto partecipare a X Factor e poi vincere?


“Spero bene. Io li ho rivisti dopo la finale, prima non potevo avere contatti con l’esterno. Ho avuto da loro sempre un bel sostegno, al di là di X Factor. Ho sempre avuto il ‘vizio’ di cantare, quindi quando facevo serate i miei compagni erano sempre presenti, venivano ad ascoltarmi e mi davano consigli”.

C’è un prof che ti è rimasto nel cuore?


“Sì, la prof di italiano, era l’unica che mi dava 2, nonostante fossi il secchione della classe. Evidentemente lo faceva perché voleva spingermi ad uscire dalla mia zona di comfort. Abbiamo avuto un rapporto conflittuale durante il periodo scolastico ma nonostante questo per me è stata una vera e propria maestra di vita. Adesso quando ho modo di incontrarla, è sempre un piacere”.

Esame di maturità, com’è andato?


“Benissimo, ho preso 100 anche se senza lode. Ero molto preparato ma sono anche stato fortunato perché nella commissione c’era un prof a cui ero molto legato. All’orale poi ho stordito tutti quanti per un’ora e quaranta con la mia tesina, non me ne volevo andare, pretendevo che mi ascoltassero fino alla fine”.

E su cos’era questa tesina?


“Era una riflessione sui giochi di potere. Una delle mie cose da nerd insomma”.

Se potessi tornare dietro i banchi, c’è qualcosa che faresti o che non rifaresti?


“Marinerei la scuola per poterlo raccontare e forse me la prenderei un po’ di meno in generale sulle cose e cercherei di vivermela un pochino meglio”.

Chiudiamo la parentesi scuola e facciamo un bel passo in avanti. A Sanremo hai ottenuto un quarto posto, che effetto ti ha fatto?


“Un bell’effetto! Quando davano la classifica, il mio nome non arrivava mai e quindi ho pensato ‘chissà dove sono finito’! Al di là del mio posizionamento, Sanremo per me è stato un gran bel riscatto e ancora oggi sto godendo del risultato. Il pezzo è partito bene, è stato capito, il disco è stato apprezzato, quindi è una buona possibilità di lancio reale, di raccontare il progetto a più persone possibili”.

Facendo riferimento alla canzone, qual è l’errore più grande che hai scritto?


“Non c’è un fatto in sé e per sé, è più un discorso generico: secondo me l’errore più grande è aver paura, e quindi la paura e le sue un’infinità di traduzioni. Può essere quella di rischiare, di provarci, di buttarsi in una storia o di non riuscire a togliersi. Quindi la paura tradotta in tutte le sue forme”.

Progetti futuri?


“Adesso sto preparando il tour, spero di poter portare in giro questo spettacolo per l’Italia”.

Ho letto alcune dichiarazioni rilasciate da Fabri Fibra al ‘Corriere.it’ che ti riguardano. Ti leggo questo estratto: “A differenza dei vari Michele Bravi che non hanno idea di cosa fare, ma si vedono bene a farlo, e allora fanno quello che gli dicono i vecchi i rapper (e i cantautori indie) sono self made man che cercano di spodestare chi c’è.”


“L’unica cosa che posso dire posso dire è che dare del vecchio al mio progetto mi sembra un po’ strano, rispetto a quello che è il canone standard, a quello che è la vecchia discografia, il mio progetto ha fatto esattamente l’opposto. Poi, se è una provocazione, io l’accolgo volentieri. Io sono un gran fan di Fibra, ho comprato il suo ultimo disco appena uscito. Il fatto di essere citato per me è un onore! Le cose possono piacere o meno, io non posso piacere a tutti e di quello ne sono consapevole. Accetto tutto, ma la vecchiaia al mio progetto è l’ultima cosa che attribuirei. Poi magari non è letta così da tutti, però io che conosco bene la mia storia so che ho fatto di tutto per uscire dai canoni standard”.

Manlio Grossi

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