
Con Il mio anno a Oxford (My Oxford Year), uscito su Netflix nel 2025 e diretto da Iain Morris, il cinema romantico-drammatico torna a far parlare di sé, alimentando conversazioni sui social e non solo.
Tratto dall’omonimo romanzo di Julia Whelan, il film non si limita a trasporre una storia d’amore: cerca piuttosto di catturare l’intreccio tra destino, letteratura e scelte di vita, mettendo lo spettatore di fronte a domande scomode sul significato di “vivere davvero”.
Una trama tra amore e addio
Il film racconta la storia di Anna, giovane americana che lascia gli Stati Uniti per un anno di studi alla prestigiosa Oxford University. Il suo futuro sembra già scritto: un lavoro sicuro alla Goldman Sachs e una carriera brillante in finanza.
Ma l’incontro con Jamie Davenport, affascinante dottorando e professore di poesia, sconvolge ogni piano.
Quello che inizia come un flirt proibito si trasforma rapidamente in una storia d’amore intensa e struggente. La scoperta di un grave male conferisce alla relazione un’urgenza drammatica: ogni momento diventa prezioso, ogni gesto quotidiano si trasforma in dichiarazione d’amore e resistenza.
Il cuore della narrazione non sta tanto nell’inevitabile tragedia, quanto nelle scelte di Anna. Deve restare accanto a Jamie o tornare negli Stati Uniti a perseguire la carriera che ha sempre sognato?
La riuscita del film, infatti, poggia quasi interamente sulle spalle dei due protagonisti. L’attrice che interpreta Anna (giovane promessa americana) regala un’interpretazione intensa e sfaccettata: il suo volto riflette al tempo stesso entusiasmo, paura e la maturità forzata che deriva dal dover accompagnare qualcuno nella fase finale della vita.
Jamie, interpretato con eleganza da un attore britannico già noto nel panorama delle serie TV, evita il cliché del malato perfetto: il suo personaggio è ironico, testardo, a volte persino duro. Proprio questa complessità rende la sua relazione con Anna credibile e lontana dal sentimentalismo facile.
La loro chimica sullo schermo è palpabile: gli sguardi rubati e i silenzi parlano quanto i dialoghi, contribuendo a rendere autentico un legame che, altrimenti, sarebbe potuto sembrare forzato.
I temi del film
Uno degli elementi che distingue Il mio anno a Oxford da tanti altri drammi romantici è la sua profonda connessione con la letteratura. La riflessione su Thoreau – “vivere consapevolmente non significa pianificare tutto, ma essere decisi in ogni piccolo momento” – si fa leitmotiv del film. È qui che il regista sembra voler parlare non solo ai personaggi, ma direttamente agli spettatori: vivere non è accumulare successi, ma abitare pienamente l’istante presente.
Il viaggio in Europa sonato dai due diventa una metafora potente: anche se non va come vorrebbero, l'approccio di Jamas al carpe diem continua a guidare entrambi. La letteratura, l’amore e la memoria diventano così strumenti di resistenza al tempo e alla morte.
Naturalmente, un film come questo cammina su una linea sottile. Alcuni spettatori potrebbero percepirlo come eccessivamente melodrammatico, soprattutto nel finale, dove la commozione è spinta al massimo.
Tuttavia, il regista sembra consapevole del rischio e lo abbraccia volutamente: Il mio anno a Oxford non si vergogna di essere un tearjerker, e anzi fa della catarsi emotiva la sua forza principale.
In un panorama in cui il cinema romantico viene spesso relegato a prodotto di nicchia o guardato con sospetto, questo film rivendica il diritto di emozionare senza ironia.
Consigliato o no?
Il mio anno a Oxford è destinato a diventare uno dei film più discussi del 2025 su Netflix, sia per la sua componente romantica sia per la riflessione esistenziale che propone.
Non è solo la storia di un amore impossibile, ma il racconto di una trasformazione personale: Anna, attraverso Jamie, impara a scegliere la vita che la rende davvero felice.
Se siete alla ricerca di un film che vi faccia piangere, riflettere e, allo stesso tempo, sognare i paesaggi senza tempo di Oxford, questo titolo è imperdibile.
Nonostante qualche inevitabile eccesso melodrammatico, resta un’opera capace di parlare direttamente al cuore degli spettatori, ricordando che l’amore, anche quando non dura per sempre, può cambiare una vita per sempre.