Federico Bianchetti
Autore
chiesa roblox

La Gen Z è la generazione più disconnessa dalla religione istituzionale della storia recente, ma questo non significa che sia meno spirituale. Molti cercano qualcosa, solo non nei posti tradizionali.

Quando il tuo spazio sicuro è online e la tua comunità vive su Discord, Twitch o Roblox, è naturale che anche certi bisogni si spostino lì. È la realtà di chi è cresciuto con un piede nel digitale - e forse è proprio da qui che nasce l'idea di portare la fede dentro un videogioco.

Benvenuti nella prima chiesa virtuale su Roblox.

Indice

  1. La prima chiesa virtuale su Roblox
  2. Il confine tra mondo reale e virtuale è sempre più sottile

La prima chiesa virtuale su Roblox

Un creator ha costruito una chiesa virtuale. Si chiama BpTheOfficial, ed è il fondatore di Roblox Ministries 2.0: uno spazio dentro Roblox progettato apposta per la preghiera, lo studio delle scritture e gli incontri di comunità.

All'inizio di marzo ha ospitato la sua prima funzione ufficiale, l'ha condivisa su TikTok e ha ringraziato chi si è collegato - anche quelli che hanno fatto confusione con i fusi orari.

L'obiettivo non è fare content strano o andare viral a tutti i costi. È creare un posto dove parlare di Dio senza sentirsi giudicati, fare domande, trovare persone con cui connettersi davvero.

Il confine tra mondo reale e virtuale è sempre più sottile

Roblox Ministries 2.0 è solo l'esempio più recente di qualcosa che sta già succedendo: i mondi virtuali stanno diventando spazi per esperienze che una volta pensavamo potessero esistere solo di persona. Concerti, terapia di gruppo, attivismo, e adesso anche il culto religioso.

I confini tra "vita vera" e "vita online" si stanno assottigliando - e forse vale la pena smettere di trattarli come due cose separate.

C'è però un rischio, ed è l'altro lato della medaglia. Quando il digitale diventa l'unico posto dove ti senti al sicuro, dove trovi comunità, dove hai l'impressione di contare qualcosa, è facile che il mondo reale perda progressivamente senso.

È uno dei meccanismi alla base del fenomeno NEET - giovani che smettono di cercare lavoro, di studiare, di partecipare alla vita sociale offline - non sempre per pigrizia o disinteresse, ma perché il mondo reale è diventato troppo rumoroso, troppo giudicante, troppo difficile da navigare rispetto a uno schermo.

Il confine tra rifugio e isolamento è sottile, e non sempre ce ne accorgiamo finché non è già tardi.

Che tu sia credente o no, una cosa è difficile da negare: se le persone trovano comunità, supporto e significato in uno spazio digitale, quello spazio è reale quanto qualsiasi altro. Ma la domanda che forse vale la pena farsi è: lo stiamo usando per stare meglio anche fuori, o per non doverci mai tornare?

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