Studenti universitari

Gran parte del successo finale all'università dipende soprattutto da una sola, cruciale, decisione: la scuola superiore scelta a 14 anni. Dimenticate, dunque, il (falso) mito dell'ateneo come "livella", in cui tutti ripartono da zero. O quello dello studente poco brillante fino al diploma che all’università cambia passo. Queste, infatti, sono delle eccezioni

La verità è un’altra: c’è un legame indissolubile tra l'indirizzo di studi frequentato da adolescenti e il voto che seguirà la discussione della tesi. Chi anni prima è uscito da un liceo (meglio se classico) ha statisticamente in tasca un risultato migliore. E, più in generale, il titolo accademico è una sorta di palazzo che si inizia a costruire mattone su mattone già in precedenza, sin dai banchi delle scuole medie

A dimostrarlo, numeri alla mano, è un imponente lavoro accademico – i cui contenuti sono stati analizzati e approfonditi dal portale studentesco Skuola.net – condotto da Giuseppe Pignataro, professore associato di Politica Economica all’Università di Bologna, e Daniele Ballerini, titolare di un incarico di ricerca, sempre presso l’ateneo emiliano. 

Studiando i database di AlmaDiploma e AlmaLaurea/Unibo, i due studiosi hanno seguito le carriere di 16.129 studenti dal 2013 al 2021, trasformando le sensazioni in evidenze statistiche inoppugnabili. L’ateneo emiliano offre, così, uno spaccato molto fedele del sistema universitario italiano, sia per offerta didattica che per origine degli studenti (essendo una meta gettonatissima dai fuorisede).

Indice

  1. La classifica: chi vola e chi affonda all'università
  2. Un percorso unico: il peso delle medie e del genere
  3. L'estrazione sociale: un peso di "contesto"
  4. 6-70-98: il percorso netto degli studenti meno brillanti 

La classifica: chi vola e chi affonda all'università

Il cuore del report è proprio la misurazione delle "circostanze dirette" che influenzano il voto di laurea: ebbene, il tipo di diploma pesa per un clamoroso 52%, staccando nettamente persino il voto ottenuto alla maturità, che incide per il 40%.

Grafico 1

Il grafico delle medie universitarie per indirizzo di provenienza, poi, è una vera e propria catena gerarchica. In vetta troviamo gli studenti del Liceo Classico, che conseguono i voti di laurea più alti in assoluto, con una media di 106,23. A ruota seguono i diplomati del Liceo Scientifico (104,08) e dell'Artistico (104,01).

Il divario inizia già a farsi sentire passando ad analizzare gli Istituti Tecnici: l'indirizzo Tecnologico si ferma a 101,72, quello Economico a 100,75. Ma il vero crollo si registra tra chi proviene dagli Istituti Professionali: all'università le medie precipitano a 98,51 (settore Servizi) e 97,64 (settore Industria).

Aver frequentato un liceo garantisce, in sintesi, una performance strutturalmente superiore.

Un percorso unico: il peso delle medie e del genere

Questo stretto legame tra scuola e università ci mostra, perciò, che il percorso scolastico e quello accademico formano quasi un tracciato unico. A ulteriore conferma, dal focus emerge anche che, se il diploma fissa il voto di laurea, a sua volta il voto di terza media è il principale fattore determinante (53%) del voto di maturità.

In questo lungo excursus si inserisce, però, anche la variabile di genere. Alle scuole superiori le ragazze corrono molto più veloci: il genere pesa per il 25% sulle circostanze che decidono il voto di diploma. 

Tuttavia, il vantaggio femminile si attenua e diventa statisticamente non significativo al momento della laurea, salvo la clamorosa anomalia del 2020: nell'anno del Covid, mentre i voti degli uomini crollavano, le medie universitarie delle studentesse hanno infatti registrato un'impennata.

Grafico 3

L'estrazione sociale: un peso di "contesto"

Ma in questa cascata di numeri connessi strettamente al rendimento, che ruolo gioca il background socio-economico della famiglia, spesso chiamato in ballo come fattore decisivo? A sorpresa, lo studio qui evidenzia che la classe sociale e il titolo di studio dei genitori esercitano un effetto diretto "molto contenuto" sul voto di laurea

Tra un figlio dell'alta borghesia (classe elevata) e uno della classe operaia (lavoro esecutivo), la differenza finale è di appena un punto: 103,87 contro 102,88.

gRAFICO 4

L'università in sé, dunque, premia le performance in modo abbastanza neutro rispetto al censo. Il problema, semmai, è di contesto: l'estrazione sociale è infatti uno degli elementi che, a monte, determinano di più la scelta di iscriversi o meno a un liceo. Con i figli dei laureati che tendono a intraprendere in misura maggiore la prima strada (liceo sì) e i ragazzi con genitori che si sono fermati al massimo al diploma di scuola superiore che vanno verso l’altro percorso (liceo no).

Non solo: se il background familiare non frena sul voto di tesi, torna a farsi sentire duramente un anno dopo, risultando tra i primissimi fattori di discrimine (insieme al tipo di liceo frequentato) nel trovare subito occupazione o meno

6-70-98: il percorso netto degli studenti meno brillanti 

Resta, però, il fatto che il “blocco” dell'ascensore sociale non si verifica all’università ma ben prima, al momento dell'iscrizione alle superiori.

Anche qui sono i numeri a parlare: uno studente che termina le scuole medie con un 6 sulla Licenza, arriva a diplomarsi mediamente con 70 punti e a laurearsi con 98. Mentre più ci si avvicina al 10, più sale anche il voto di Maturità e quello di Laurea.

Grafico 5

Dietro al punteggio con cui si termina il primo ciclo di istruzione, inoltre, stavolta purtroppo si nasconde la classe sociale della famiglia d’origine, come confermato dai dati Almadiploma sul profilo dei diplomati del 2025: chi prende il minimo dei voti appartiene molto più facilmente ad una famiglia dove il titolo di studio più alto non supera la terza media.

Conseguentemente, è molto più probabile che si scelga di frequentare un istituto professionale e, a seguire, di immettersi nel mondo del lavoro oppure di provare a fare l’università con la prospettiva, qualora il titolo dovesse arrivare, di ottenere un voto decisamente al di sotto della media. 

Grafico 6

 

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