licei roma occupati
RomaToday

L'autunno caldo delle occupazioni arriva anche a Roma. Dopo l’occupazione delle scuole di Torino, la protesta partita oltralpe investe le scuole della Capitale: prima tappa il liceo scientifico Cavour, dove l'occupazione è scattata nel primo pomeriggio di martedì 6 ottobre.

Oggi sono stati occupati anche l’istituto Di Vittorio-Lattanzio, in zona Tor Pignattara, e il liceo Tullio Levi Civita, nell’area di Tor Sapienza.

Tre scuole coinvolte nel giro di poche ore e una mobilitazione - lanciata dal Collettivo Osa - che punta esplicitamente ad allargarsi ad altri istituti della città.

Il movimento, rilanciato con lo slogan “Les blocages”, guarda alle proteste studentesche francesi e mette insieme rivendicazioni sulla scuola, sul costo della vita, sul precariato e sulla guerra.

Il primo istituto a essere occupato è stato il Cavour, a pochi passi dal Colosseo, dove sul sito della scuola è comparso l’avviso: “Tutte le attività sono sospese fino a nuova comunicazione”.

Da lì la protesta si è spostata anche a San Lorenzo, con un’assemblea pubblica dei collettivi, mentre poche ore dopo sono arrivate le nuove occupazioni al Lattanzio e al Levi Civita.

Indice

  1. Dal Cavour a Lattanzio e Levi Civita: si allargano le occupazioni
  2. Perché protestano gli studenti romani
  3. “Les blocages”: la mobilitazione punta ad altre scuole

Dal Cavour a Lattanzio e Levi Civita: si allargano le occupazioni

Il primo segnale era arrivato poco dopo le 13 di martedì 6 ottobre, quando gli studenti del liceo scientifico Cavour di via delle Carine hanno dichiarato occupato l’istituto. Le lezioni sono state sospese e la comunicazione è comparsa anche sul sito ufficiale della scuola.

Ma nel giro di meno di 24 ore il fronte della protesta si è allargato. Nella mattinata di mercoledì 7 ottobre sono stati occupati anche l’istituto Di Vittorio-Lattanzio, in via Teano, e il liceo scientifico Tullio Levi Civita, in via Torre Annunziata. Sugli edifici sono comparsi gli striscioni che annunciano l’occupazione.

La protesta, quindi, non riguarda più un solo istituto. Quello che al Cavour rappresentava il primo risultato concreto della giornata di mobilitazione sta assumendo i contorni di un movimento più ampio, con altri studenti pronti a organizzare blocchi, assemblee e iniziative nelle proprie scuole.

Al Cavour la decisione di occupare era arrivata dopo una mattinata già segnata dalle proteste. Durante la ricreazione erano stati accesi due fumogeni rossi sopra una bandiera israeliana e il dirigente scolastico Carlo Scognamiglio aveva avviato un procedimento disciplinare nei confronti di due studenti minorenni.

La notizia si è diffusa tra i ragazzi e, poco dopo, è arrivata la decisione di occupare. Dall’edificio sono usciti docenti, personale, studenti contrari alla protesta e alcuni tecnici presenti nella scuola. All’interno sono intervenuti anche agenti della Digos.

Perché protestano gli studenti romani

La mobilitazione è stata lanciata con lo slogan “Les blocages”, un richiamo diretto alle proteste che nelle ultime settimane hanno coinvolto centinaia di scuole in Francia.

Gli studenti romani contestano diversi aspetti che vanno oltre la vita quotidiana tra i banchi. Tra i temi indicati dai collettivi ci sono la crisi economica, il costo della vita, il precariato e la guerra, ai quali si aggiungono questioni strettamente scolastiche.

Nel mirino ci sono infatti anche classi sovraffollate, problemi di edilizia scolastica e caro libri, oltre alla richiesta di maggiori investimenti per l’istruzione.

Al Cavour, durante l’occupazione, davanti all’ingresso è comparso uno striscione con la scritta “Cavour occupato, contro la scuola caserma. Soldi alla scuola e non alla guerra”, diventato uno dei simboli della prima giornata di protesta.

“Les blocages”: la mobilitazione punta ad altre scuole

Già prima delle nuove occupazioni, la protesta aveva coinvolto numerosi istituti romani con modalità differenti. Striscioni con la scritta “Les blocages”, picchetti e assemblee erano comparsi davanti a scuole come l’Avogadro, il Plinio, il Montessori e il Giulio Cesare.

All’Avogadro l’ingresso era stato transennato, anche se una parte degli studenti aveva comunque scelto di entrare a lezione, mentre altri erano rimasti fuori per partecipare all’assemblea.

Iniziative si erano svolte anche al liceo Newton, mentre nel pomeriggio gli studenti si erano ritrovati in piazza dell’Immacolata, a San Lorenzo, per un’assemblea pubblica dei collettivi.

È proprio da quell’appuntamento che era arrivato l’invito ad allargare la mobilitazione. Nelle ore successive, con le occupazioni del Lattanzio e del Tullio Levi Civita, quell’obiettivo ha iniziato a concretizzarsi.

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