
Al Lattanzio di Roma l'occupazione è degenerata in una devastazione: porte spaccate, banchi distrutti, monitor in frantumi e computer rubati. È il bilancio che arriva dall'istituto di via Teano, al Prenestino, a meno di 48 ore dall'inizio della protesta studentesca.
L'episodio si inserisce in un autunno di mobilitazioni che a Roma ha già portato alla chiusura di diversi istituti. L'ultimo, in ordine di tempo, è il liceo Montessori, occupato nel tardo pomeriggio dell'8 ottobre dopo un primo tentativo fallito in mattinata.
Quello che è successo al Lattanzio, però, racconta una storia diversa da una semplice occupazione studentesca. Qui a parlare sono i banchi rotti e le chat concitate dei ragazzi che hanno vissuto l'irruzione.
Indice
Cosa è successo dentro le aule del Lattanzio
Dentro l'istituto di via Teano la scena è quella di una scuola messa a soqquadro. Vengono segnalate porte spaccate, banchi fatti a pezzi ed estintori svuotati nei corridoi, con l'aria resa irrespirabile dal fumo.
A questo si aggiungono monitor distrutti e computer rubati, secondo i racconti riportati dalla stampa. Gli ambienti dell'istituto sarebbero diventati difficili da vivere già nelle ore immediatamente successive all'incursione.
A condannare quanto accaduto è intervenuto Daniele Parrucci, consigliere delegato all'Edilizia scolastica di Roma Città Metropolitana: "Le immagini che ci arrivano dal Lattanzio sono sconvolgenti. Se davvero l'istituto sarà dichiarato inagibile saremo costretti ad attivare la didattica a distanza".
@daniele.parrucci Le immagini che ci arrivano dal Lattanzio sono sconvolgenti . In attesa che ci arrivi la conta dei danni condanniamo quanto accaduto. Difendiamo la scuola come bene comune. Siamo al fianco degli studenti nel rivendicare più fondi, ma chi rompe le cose di tutti e devasta le aule tradisce le proteste, le giuste rivendicazioni e cancella il diritto all’istruzione.@Roberto Gualtieri @Roma Capitale @Pd Lazio
Fight The Enemy - DPmusic
Chi sarebbe entrato nella scuola
Nelle chat degli studenti circolate dopo i fatti si parla di soggetti esterni entrati nell'istituto. Alcuni vengono descritti come incappucciati e apparentemente più grandi degli occupanti abituali.
Gli stessi messaggi riferiscono che gli intrusi avrebbero cacciato gli studenti presenti prima di distruggere gli spazi della scuola. "Sono entrati con mazze e catene", "erano incappucciati", "hanno distrutto tutto", si legge negli scambi diffusi anche a Radio Roma.
Va detto con chiarezza che queste informazioni arrivano dai racconti degli studenti e dai messaggi circolati nelle chat, non da un'identificazione ufficiale degli autori dell'incursione.
Perché gli studenti avevano occupato l'istituto
Al Lattanzio la protesta era partita per motivi precisi. Secondo la ricostruzione di Repubblica, l'occupazione contestava i provvedimenti del governo e del ministero dell'Istruzione e del Merito sul tetto agli studenti e alle studentesse stranieri. Il Corriere della Sera collega la mobilitazione anche alle condizioni dell'edificio, alla contestazione delle cosiddette scuole-caserme e al decreto Valditara.
Lo stesso Parrucci, pur condannando duramente la devastazione, ha ribadito di stare "al fianco degli studenti nel rivendicare più fondi": la distinzione tra protesta legittima e danneggiamento resta al centro del suo intervento.
Una nuova fase delle occupazioni a Roma
Le occupazioni di Cavour, Lattanzio e Tullio Levi Civita sono state presentate come una staffetta ispirata all'appello francese "Les blocages". Il Lattanzio è il quarto istituto occupato in città in questo autunno, dopo gli stessi Cavour e Levi Civita e, nei giorni successivi, il liceo Montessori.
Al Tullio Levi Civita la protesta riguarda anche i problemi edilizi del quinto piano, mentre al Cavour la giornata prevedeva tornei sportivi e assemblee negli spazi dell'istituto. Due approcci diversi alla stessa stagione di mobilitazione.
Non tutte le scuole coinvolte hanno scelto l'occupazione: al liceo scientifico Primo Levi gli studenti hanno scioperato contro i problemi strutturali dell'edificio senza entrare in possesso della sede.